I - 213 - è finito; a forza di confondere i concetti e di togliere i contorni alle idee eransì autorizzati equivoci innumerevoli, continui tradimenti; stando alle dichiarazioni più non si sapeva se i signori fossero obbedienti o ribelli al papa o all'imperatore,più non potevasi discernere l'amico dal nemico,e Francesco Patrizzi aveva spinta la confusione fino ad abbracciare in un medesimo amplesso la monarchia e la repubblica. Voi vi contradite, voi vi tradite, oramai gli gridavano i Sanesi, e qui cominciaMacchiavelli clre vuol conoscere tutte le differenzenon del medio evo, non dei bianclii e dei neri, non della storia velata del Petrarca, n1a dei governi, delle forme, delle instituzioni in pari tempovelate, e che devono essere note in tutti i tempi ad eterna istruzione del genere umano. Egli si scatena adunque contro le indecisioni vergognose, le signorie incerte, le formeamfibie, il perpetuo equivocare, le insidie continue e le molteplici perfidie che formavanola sapienza delle corti contemporanee,e s~ egli parla dei Greci e dei Romani, e se simile al Petrarca,. egli cerca di trapiantarli sul suolo rinnovato della Penisola, non è più per predicare una virtù vaga e indeterminata,non per dissimulare le questioni,non per autorizzare il perpetuo ondeggiare delle menti, non per rispettare signorie, nelle quali invano si celano tutti i vizj notati dal Dante nelle città che vivono fra tirannia e Stato franco, nei capi che mulano parte 4all'estate all'inverno, nei principi·che non sono mai nè in pace, nè in guerra, negli uomini che non sanno essere nè buoni, nè cattivi, nei politici che invocano ·ad ogni tratto i benefizj del tempo, lasciando così la
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