Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 207 - 1nente sua. Chi sa? PomponioLeto e il Platina erano forse più ardili come martiri di una re]igione da lui non professata. Non vi dissimulo che spesso chi ha contratto nelle scuole dei filosofi l' abitudine di dedurre conseguenze trovasi spinto di conseguenzain conseguenza, spesso al di là del pensatore da lui interpretato,e spessoquindi si attribuiscono a Socrate le idee ulteriori di Platone, a Platone le teorie dei neoplatonici, a questi quelle posteriori dei S. Padri · o dei Dottori. Lo spostarsi delle idee è sì lento -negli individui,· sì: rapido nelle società che in verità io accetto tutte le ·accuse. Io vi ho ingannato, o signori, vi ho assolutamente ingannato; l' arnica dei Medici, dci Borgia, ha vissuto nella più perfetta ortodossia, non ha mai assalito nè i santi; nè la Chiesa, nè la religione, nè la morale. Rileggete pure le sue pagine, nulla contengono che esplicitamenteconfe~mi il mio dire. Se parla delle sfere e dei circoli si limita ad imitare· i peripatetici e gli astronomi; se paragona Davide con Numa, cento scrittori classici av_cvano fatto questo confronto prima di I~i. Se mescolaMosè con Ciro e se mette allo stesso livello gli eroi sacri ed i profani, erano uomini gli Ebrei, com_ei Romani, e non potevasi disconoscere la loro umanità. Se cita Diodoro Siculo a proposito delle religioni che hanno spento la memoria delle anteriori religioni forse per lo spazio di cinquantamila anni, non crede egli a questo spazio così determinato, e non ne _poteteinferire che creda all'eternità del mondo. Se jn sua sentenza il cristianesimo ha invilita Ja terra e disarmati i sacerdoti, questa è osservazione letteraria, semplice commentodi Tito Livio,mera esposizione di un fatto che non offende la religione, la '

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