Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 200 - del Principe; mai non vi si ferma in alcuno ·de'suoi ~critti; mai non fa cenno nè di rialzare Roma, nè di centralizzarela nazione, nè di pro_muoverefusioni a profitto dei Napolitani,dei Venezianio dei Romani; J nai non si perde in progetti sul modo di combinare le diverse città della penisola, di subordinare Napoli a Roma o Romaad altra metropoli.Nella stessa sua ~toria,dovead ogni tratto inciampa nelle esplosioni ·•1nitarieche sono come le pulsazioni della nostra _ Yita nazional'emai non le cura, e gli Scaligeri di r erona si estendono in Lombardia e in Toscana, i Viscontidi Milanogiungonofino a Siena e a Perugia, gli Angioini di Napoli stanno per soggiogarel'Italia ,)ra con Carlo I, ora con Roberto, ora con Ladislao Benza che gli sfugga sillaba di simpqtia per simili tentativi che pure abbozzavano il disegno attribuitogn come suo primo principio. Torna inutile ·1 dire che in tutta la sua vita, nelle sue legazioni,ne' suoi - jmpieghi, nelle sue confidenze epistolari Io vediamo di continuo applicatoal bene della patria come cittadino di Firenze senza che la più lontana velleità . d'unità lo trascini non dirò all'azione, ma a' disegni che corrispondano alle apologie recenti, con cui Ju più o meno giustamente esaltato. In una parola come storico, comeuomopoliticoegli rimane sempre nel fatto, non mai ne altera le proporzioni per lusingare alcuna teoria; segue il papa o la repubblica, i Medici o i Francesi, mostra l'astuzia, la forza, le ambizioni dei capi senza che mai un suggerimento su quanto dovrebberooperare Io metta sulla via del regno italiano. Mai non infastidisce i contemporanei suoi o con prediche territoriali o con proposte di rivoluzionigeograficheo con utopie di acque e strade

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