Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

' - lH, - zioni più contradditorie. Sì profonda è la sua libertà morale ed anche immorale, che io non dubito di affermare,nessuna patria poterlo reclamare, esser egli indifferente alla sorte stessa dell'Italia, e se spesso egli prende l'attitudine dell'uomo che la difende, altre volte il suo consiglio tende ad illuminare ,-il conquistatore Luigi XII, ed a proteggerequegli stessi pontefici che egli accusa di perdere l'Italia. Ma troppe,_ profondo è il genio suo perchè egli possa appartenere a sè stesso, e spinto, anzi trasportato dalla s-qa. incredulità, che lo fa essere apostolo classico co_ntro tutte le religioni, e·. spietato ~istruttore di tutti gli equivoci arcadici de~suoi predecessori, egli trovasi senza saperlo rappresentante dell'Italia nell'istante in cui deve, sotto pena di morte, equivalere col pensieroalle conquiste della Spagna, all'espansione della Francia, alla rivoluzione della Germania, in una parola, alle tre nazioni che rinnovano il mondo. Le sue teorie obbediscono alle parte che gli è conferita nella crise italiana coll'esattezzadelle linee e delle superficie sottomesse agli assiomi del geo1netra. Ci basta il sapere che egli è rivoluzionario per intendere d'un tratto ogni suo concetto sott' inteso, perchè egli prende al rovescio il papato che è la più grande delle tradizioni italiane, ed essendo egli il più grande dei rivoluzionarjnella crisi la più critica della penisola, egli lo assale con una bestemmia che risveglia tutti gli echi dei secoli futuri. Egli si costituisceantipapadell'un-iverso,vero satana, signore del mondo, delle nazioni. N9n si ferma ali' incredulità, non ali' empietà che .sarebbe volgare, · inetta e degna appena di essere menzionata; non si perde neppure in calcoli ateistici ~I mondo o sul- ,

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