Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

I I - {90 - dJ valicare i mari , nè i teologi che disputano nei loro conventi sulla validità delle indulgenze, non sanno nemmeno che dal 1400 l'impulso da essi periodicamente trasmesso alle altre nazioni è susseguito da effetti in cui diminuiscono sempre più i ritardi dai quali si confermava la loro superiorità. Ma la subitanea invasione di Carlo VIII immediatamente rinnovata dalla discesa di Luigi XII, loro toglie d'un tratto la Lombardia e le due Sicilie scuotendo tutti gli altri Stati, e moltiplica le sconfitte e i subbugli, mostrando così che le antiche instituzionipiù non agiscono. Invano il Petrarca aveva dissimulato i g~elfi e i ghibellini, invano la letteratura classica aveva equiparato il pontefice a Numa, i signori a Pericle e i repubblicani ai Scipioni;, il popolo non era più nè italiano , nè estero; i principati italiani non erano principati; non v'era libertà nella repubblica, nè federazionenella lega italiana, nè protezione nell'impero, nè 9rdine nei partiti, nè armati tra i cittadini; un dissesto universale separava gli elementi, paralizzava le forze, e alla fine l'edifizio del Petrarca sì laboriosamenteinnalzato a forza d'equivoci cadeva da ogni lato nell'amarissima realtà delle viltà e delle sconfitte. E che! non uno Stato che avesse resistito , non u~ principe che avesse detto di no ali' invasione, non una battaglia che avesse ritardato d'un giorno la marcia dell' armata francese! L' Italia, unanime nello scacciare CarloVIII; avea ricevuto dal fuggente la sconfitta .di Fornovo, e poi Firentini , Veneti, · Pontificj, Guelfi lombardi, Angioni napoletani e si• culi, quasi tutta la nazione trasportata da inesplicabile vertigine aveva voluto essere di Luigi XII ~ '

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