Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

r • - J.84 - i soggetti delle sue prediche, la cui morale era sempre· sancita da una minaccia·di catastrofe.Ma egli distingueaccuratamentele· profezie·condizionate dalle incondizionate, le une devono ·compiersi, le \ altre ,possono svanire come sempliciminaccie; ogni condizione da· lui proposta è ambigua come condizione e doppiamente ambigua come fatto; nessuno poteva determinare se i cittadini si fossero interior1nentecorretti, se una· calamità·vertificandosi fosse legata al dran1ma in cui egli era attore e con altro dramma estero cioè lombardo o francese a cui doveva essere imputata.Ciduolequindi che il tribuno·di Firenze non ci abbia lasciatoun trattato formalesull'arte· di· formulare una profezia, di renderla equivoca sul fatto, sulla condizione, di circondarla d' indovinelli sacri, di farle traversare cento!'metamorfosi sibilline e non dimeno di tener sempre desta· la fede,sempre credula la moltitudine,sernpre· copertoil giuoco profetico. Se· tanto non·avesse ingannato, noi avremmo dovuto più ampiamentediscuterlo, ma illuso e commediante, maestro e vittima·di un'arte sconosciuta merita solo il posto di Fetonte tra i profeti italiani, nel mentre che la teologia ortodossa.· od· eretica·gli interdice l'access~ agli altari suoi.

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