Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

\ - 179 - -colo,di mostrare l'accordo con Dio e il segno visibile della cospirazionedei celesti per 'l~ salvezza·di Roma, dell'Italia e del mondo. Da questi ante,èedenti ·derivò la celebre discussione sul -mirac(i)loda ope-:- rarsi, che il tribuno accettò colla confidenzadi uu fisico chiamato a fare una d·elle più semplici espe!. rienze.Dovevaegli, per esempio,risuscitareun morto come lo zio di Pico della Mirandola,o passare illeso .tra due roghi accesi? Dovevaegli passarvi in persona o per procura, coll'ostia o senza? Conveniva che , egli cirnentasseali'esperimentodel fuoco,la sola sua tesi, o che chiedesseagli avversarjdi cimentarsialla volta loro? Tutti -sanno quale fosse l'esito di questa {liscussione, il taumaturgomancava d'audacia o di disinvoltura, più non possedeva il secreto con cu,i Pietro Igneo di Firenze e Lipraodi di Milanoavevano traversato il rogo ardente nell' èra dei vescovi, e dopo di avere provocato il ciment0 con sto- , lida fede, impallidiva, si ritraeva, e il popolo chr voleva il prodigio promessolo abbandonavaalla rea- .zionedella signoria·che gli faceva subire per pena quella prova del fuoco da lui chiesta per gloria. Esagerando gli scrupoli della critica come se noi J'ossimodiscepoli di Savonarola, accettando tutti i dogmi da lui professati, sorge un dubbio, il quale, comunque eccessivo, può anch'esso condurre a11a verità. Se a Savonarolaoccorreva un prodigio per comprovare la sua divina missione, il dono della profezia di cui sì spessovanta.vasinon gli for.niva forse quel dato sopra11natural·e.che invocava di continuo·'?In altri termini , il miracolo·al quale av-rebl>edovuto attenersi non consisteva forse nel privilegio della previsione? Non è forse accordato f2

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