... - {75 - ligiose per far dispetto _allosplendido regnante, poi quando Carlo VI'IIne scaccia la famiglia de'Medici, si forma un partito che lo fa capo di Firenze e infine si trova, quale nuovo Coladi Rienzi, sforzato di prender posto fra i politiciper sostenere sugli omeri suoi il peso dell'Italia. Nè gli basta di parlare di politica; essendo frate in una repubbljca , in mezzo ad una moltitudine di credenti, deve parlare del c·ulto, dei cardinali , del papa; non può rimanere negli angusti limiti della gretta questione del poter temporale, e accusando di iniquità i Medici, i signori d'Italia, la Chiesa romana, si vede addotto nel campo, che in quei tempi chiamavasi or del concilio, or dell' eresia, e che per lui.è quello della stretta moràle, d'onde deve sorgere l'Italia rinnovata. Quindi il problema ridotto secondo le sue proprie espressioni a tre punti, cioè il rinnovamento della Chiesa, l' inevitabile flagello che vi spinge la nazione, e I' imminenza di questo flagello e di questa rinnovazione, imminenza che preclude l'adito a rinviare negli indeterminati spazj dell'avvenire.la necessaria riforma. Ma in qual modo riformare il papa, la Chiesa, ·i cardi~ali, i principi e le stesse repubbliche colla morale, coi principj, coi dogmi _prdfessatiappunto dalle repubbliche, dai signori e dai pontefici? Che il Petrarca predicasse la grandezza, la fortezza, la prudenza lasciando nelle nubi la distinzione tra Giove e Cristo; che tanti scrittori viventi nelle accademie e occupati a trascrivere codici, si fermassero alla vaga ammirazioned'ogni splendorepagano o ·erisiiano, s'intendeva, e si concedeva anahe dagli stessi pontefiei i quali ricompensavano i torturati di Paolo II. Ma spinti agli estremi , interrogati sulle •
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==