Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- ·168 - gantissimo latino, furono più volte ristampati, e quello· che tratta del Regno fu tradotto una volta in italiano e un'altra in francese , ed una seconda traduzione francesegiace ancora inedita nella biblioteca imperiale di Parigi, ornata di delicatissime miniature. C'est un li-vre f r.uctueuxet attachant · dice questa traduzione, sconosciula, e non ho mai visto una maggior copia di esem.piantichi e moderni, esposta in una prosa più aggradevole la quale fa giungere a proposito i personaggi più lontani, sì che vi par d'essere in una. città greca o ro1nana. Nel trattato Del Regno Patrizzi r.ifà il libro di Colonna dandogli un'aria di attualità inspirata dalla vista di AJfonsodi Calabria suo mecenate, al quale deve il vescovado di Gaeta; nel trat1 ato della Repubblica, scrive sotto l'influenza di Siena. sua patria che gli fa ammirare Venezia come la prima città del mondo. E risalendo da Venezia a Sparta e in generale nell'antichità, sua regione naturale, si compiace nella plastica greca di Ippodamo e di Falea e nelle discussioni di .Aristotilee di Platone, e desidera. - .1 'eguaglianza dei beni creata incontanente se si tratta di fondare una nuova repubblica o conquistata len~ainente se si tratta di riformare uno stato già ordinato. Quanto non gli duole di vedere quelle esose leggi di Siena che escludono certe famiglie a perpetuità ùagli impieghi provocando per tal guisa inimicizie eterne! E quanto strano gli sembra quel podestà italiano, quel magistrato esotico chiamatoper calmare· le liti che lascia sempre scoppiare e di una costante inesperienza nella città da lui non conosciuta! Ma se apporta il suo tributo alla varietà dei consigli richiesti dalla federazione italiana, e se ci innonda di .un profluviodi suggerimenti sulle strade, ·i bagni, ,

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