Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 167 - d'Aragona. De Regis et boni Principis officio. Ne lo ringrazia la· principessa da lui medesimocondotta in isposa al Marchesed'Este, e con una freschezza di voce femminile che giunge doppiamentegrata in un libro di politica, « io vedo, gli diceva essa, che s.ei » costantenelle affezioni, il tuo scrittome lo apprende, » tu sei stato mia gui~a nella mia giovinezzae adesso · » continui a dirigermi nella mia nuova patria. » Si scorge da questa lettera amichevole e signorile, la buona donna e la donna distintissima che ordina a Guarini di tradurre il trattato dall'italiano di Caraffa in latino, e· mentre l'originale va perduto, noi , possediamola sola traduzione. Qui il politicosupplica la principessadi non far esuli, perchè l'esigliatonon si riposa un istante, medita di continuo la tua rovina, ora calunniandoti, ora seducendoconvistosepromesse i cittadin~ e se non è richiamatofinisce per trionfare. Pare che a Ferrara, i principi, forsetroppo costituzionali,non davanopubblicheudienze; Caraffa le crede necessarie e propone l'esempio de' re di Napoli, che ad ogni mese aprivano le loro sale ai supplicanti, e furono sempre,voi lo sapete, anche in questi ultimi tempi i re della plebe. Imprestare denari ai villici perchè possano comprare bestiami e -istrumentiagricoli, fornire navi ai mercanti, perchè procurino grani alle città sono altri precetti che mostrano il nostro secolo meno novatore di quanto si pensa. . Dopo il_ Pontano ed il Caraffa non troviamo più che Francesco Patrizzi da Siena, il quale scrive due libri , l' uno Del Regno , e l' altro Della Repubblica ondeggiando come tutti gli scrittori petrarchisti tra , le due farine · opposte.. I due libri scritti in un ele• ..

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==