Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- !66 - del pretesto di civismo, per insorgere democraticamente contro il potere de' signori: « Di grazia, dice » Platina a Lorenzo de' ~ledici, di grazia allontana » questi paesani che trasformerebbero]e nostre sale » in campi da lavoro; sono genti disadatte, pieni » di volontà; ed incapaci di moderare le loro azioni » coll'uso del mondo o colla prudenza. » In questo libro sono ripetute gran parte delle idee esposte nel trattato Del Principe, tanta era la connessionePetrarchesca tra i due soggetti nella mente di Platina. Fra gli opuscoli del celebre Pontano sull' obbedienza, sulla fortezza,sulla liberalità, sullo splendore, incontriamo altresì uno scritto, De Principe, dedicato ad Alfonso duca di Calabria, dove raccomanda la costanza, perchè colla costanza vinse Ferdinando d' Aragona la ribellione dei baroni, senza che nè · le deserzioni, nè le sconfitte lo disarmassero. Uno dei passi più singolari di questo libro e che mostra quanto magica si credesse la forza degli studii si è quello in cui insiste sull'importanza della let- · teratura con un esempio preso tra i fatti del tempo. QuandoRoma,dice egli, era minacciatadai soldati del Piccinino alle prese col pontefice Nicola V, un uomo sommo dichiarò, non essere temibile simil gente ar-- mata, perchè se il condottiere traeva seco i più avventati rompicollidella penisola, se nella cupida loro mente potevano vagheggiare e vittorie e trionfi e regni, possedeva la Chiesa più di 3000 letterati, col cui consiglio e colla cui sapienza avrebbe potuto non solo disperdersi, ma scompigliare i più potenti principi dell'Europa. Con altre parole si riproduconole stesse idee nello scritto che DiomedeCaraffa indirizzava ad Eleonora

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