Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

bliche, a rifare il passato, ognuno sostenevaincoscìo la propria parte, ma l'Italia conosceva sè stessa, e nella prima rivoluzione sacrificava le inutili città, i centri invalidi., i signori inetti: nella.secondarivoluzione sopprimeva i condottieri spensierati, le truppe forsennate,le città esclusivamentemilitari, le località momentaneamentediventate importanti in mezzoal.. l'anarchia. Quindi gli Stati eccentricisvanivano; Rl1nini,Faenza, Forlì agonizzavano; Pavia che aveva voluto ricominciarela sua carriera longobarda periva per sempre, e dappertuttoprevalevano gli antichi centri romani, ~Iilano, Firenze, Napoli,Venezia cioè la nuova Aquilea. Nè solo procedevasigeograficamente ~a le plebi tratte in piazza dai tribuni, dai condot-- tieri, dai partiti, trionfavanodappertuttocolle antiche o colle nuove dinastie. - Il moto .poi dell'Italia si comunicava alle altre nazioni che nei setlant' anni di cui parliamo subivano le medesime trasformazioni, traver~ando due crisi, dalle quali risorgevano più grandi, più fer-- me e più umane di prima. L' impero sconvolto dagli Ussiti viene rifatto da una nuova dinastia; la Francia, invasa e decomposta, è rialzata e centraliz-- zata da Luigi XI; l'I nghi1terralacerata da' suoi ciompi Jake e Cade, vedesi restaurata dai Tudor; non un angolo del nostro continente che non sia più volte rifatto, non un palmo di terreno che non sia solcato dalla rivoluzione plebea, terribile nella Svezia come nella Spagna, nell'Ungheria corno nella Danimarca. Maalla fine i tumulti si acquietano, la guerra tace, le tempeste svanisoono e dopo tanti turbini troveremo noi ancora vivo il Petrarca? L'amante di Laura si riposerà forseancora nell'attitudine dell'ultima sua ora 't • •

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==