Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

' • • - 15~. - vi dirò che furono consacrati.alla riforma piena, intera, assoluta dei signori,.fatta col principio stesso della signoria. Appena i signori eranosorti, appena.eransi armati dell'irresistibile potere delle dittature, appena le loro dittature eransi impadronite di tutti i mezzidei singolt Stati, ognuno di essi aveva giuocato ai dadi_ col vicino l'Italia intera; ogni città aveva volutodiventare la capitale, ed erasi impegnata in un' iliade di guerre, in cui non potendo armare i cittadini senza armare i guelfi e i ghibellini, le convenne ri-. correre ai mercenarj indifferenti a tutti i partiti. Il denaro diventò l'istrumento delle conquiste; si rad~oppiò il giuoco per raddoppiare le conquiste, poi si raddoppiarono le imposte per raddoppiare il giuoco, e al primo urto, al primo fermarsi, alla prima sconfitta, si verificò il fallimentogenerale, cioè. l' in-surrezionedel popolo, l'espulsione del signore, il regno della plebe, il distacco delle città conquistate, la deco1nposizionedella signoria e le improvisate dominazioni di condottieri in. mezzo alle sette ed alle repubbliche risorte.. Questo fu il principio.del moto, lo stesso in ogni Stato, e le due generazioni che vissero dal 1378 ~ al 1450 corsero in ogni Stato lo stadio di. due distinte rivoluzioni. . Nella prima ogni città impegnata a diventare capitale fallì, scacciò il signore e poi per la forza della gravitazione sua naturale, voglio dire del suo valore economico rifece la signoria assai più equa e più, avveduta. Per dare un esempio,la signoriamilanese, che stava per conquistare l'Italia, era talmente sopracarica d'imposte che nel 14-02, alla morte di Gio-, - J I

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