Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

. ' •• • - tri3 - glesi ehe si vantano nemici di Dioe dell'umanità. Poi succedono i condottieri indigeni, mille voltepiù ter- • ribili, perchè sono signori nomadi che si avventano sui signori stanziati, or colle plebi, or coi partiti , resuscitano i guelfi e i ghibellini, e l'Italia è sconvolta da capo a fondo. Nessuna epoca più sanguinosa e più brillante, più seminatadi battagliee di peripezie,più spaventosanelle sue tragedie, più meravigliosa nelle. spe sorprese; e,.dal !378 al 1450, per lo spazio di circa 70, cioè di due generazioni, la letteratura tace, la poesia è muta, la filosofia è interrotta, la politica inconsciente, nessuno succede a Dante, a S. Tomaso, a -'i;olomeoda Lucca; sembra che le guerre, le vicissitudini, le insurrezioni si moltipli~ chino al punto da più non permettere nè di leggere, nè di pensare, e si direbbe che la nazione decade se non mostrasse nella forza della sua anarchia una vitalità capace di sfidare ogni tempesta. · La prima volta· che io contemplai .quest'epoca,ve lo confesso, o signori, io mi sentii mancar l'animo, perchè ·rrii sentii mancare la ragione, e quando ignoro la ragione degli avvenimenti, per me la vita cessa, cessa il mondo. Come niai seguire questo immenso lavoro che si compieora coi tribuni, ora coi signori; qui cogli Sforzeschi, là coi Braccieschi; un· giorno con un ponteficecondottiere,l'altro·giorno con santa caterina, che trae seco le moltitudini toscane?-·In questo pandemonio tntte le scene del-medio ev9~ si . . ·,'1.-~,.., riprodueono,. ma la logica delle. sette cede ai vortici ·delle anni e si perde il filo. delle azioni. Per lungo terqpo questi settant'anni furono il tormento del mio pensiero, un· vero. dolote; -ma se tni permettete di dini in due parole il ristiltato della m.ia meditazione ' >

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