- 102 - tore, ed egli annota i loro diritti; non manca di dipingere le città libere, le aristocrazie, e vuol, per così esprimermi,provare dinanzi ai Tribunali quantoesi8te r~almente nella penisola. Spetta quindi a noi il perorare la causa <leisignori deducendo la loro rivoluzione • daHesue dottrine; spetta a noi il fargli dire quanto sottintende o suppone o lascia ~ll'arbitrio del secolo. Posto che nel trattato De guelphiset de ghebellinis, Je due sette hanno cessato di combattere per il papa e per l'imperatore, perchè vinte, o abbandonate ai loro proprj moti locali e contradditorj, non ne consegue forse la rivoluzione dell'imparzialità? Dato che l'Italia è piena di tiranni, i quali devono essere rovesciati o -legittimati ad alleviamento dei popoli, non ne deriva forse la trasformazione degli Stati in signorie? Se le piccole repubbliche sono democ,~zie esposte ai capricci dei cittadini ed alle invasioni dello straniero non urge forse che cedano il posto ai signori ? se destinata è la monarchia elettiva a reggere i grandi Stati non è forse chiamata a risiedere nel gran centro di Roma, sede vacante della ragione umana? Questamonarchia elettiva e federale descritta dal giureconsulto di Carlo IV ai Lussem- ·burgo potrebbe •forse· non essere l'impero romano alla fine reintegrato nella sede sua ? · Dopo il Petrarca e Bartolo nel t 37S gli Stati che . già avevano traversato l'epoca terribile del grande :interregno, delle sette e dei tiranni entrano in una innova epoca che si chiama del gran scisma e che voi conoscete meglio sotto il nome dell'éra dei condottieri. I mercennarj straripano, soldati di ogni nazione iuondano le campagnee le popolazionifuggono spaventate dinanzi ai capitani tedeschi, provenzali, in~ lf
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