Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- tt5 -- ' lo mi sento, o signori, preso dalla tristezza di Laura: io vedo la tomba dove sceudono I.. una dopo l'altra tutte le grandezzedella terra, vedol'abissodella rivoluzioniche divora tutti gli uomini più straordinarj, vedo la falce della morte, vogliodire della critica che annienta ogni più sublimepensiero. Iogemo. . E che? l'amante di Laura ignora quasi il proprio potere; è sì semplice, sì modesto che ognuno avvicinandoseglidiventa suo amico,ognuno sentesi compreso da una deferenzafraterna che contrasta coll'orgoglio deJ suo nome, e noi dovremmo già assai irlo come l'una delle false deità della storia 'l Nell'ultimo giorno della sua Yita, il servo entrando nella sua stanza, lo sorprese colla penna , nella mano, colla testa inclinata sul tavolo,sostenutacol braccio,come soleva in quegli istanti sacri dell'estro, in cui stava in comunicazionecoi popoli del suo tempo e c9lla più lontana posterità. Il servo si ritrasse, poi ritornato trovò che nessuna forzaumana potrebbeoramai • destarlo. Ebbene, o signori, imitiamotutti l'uomoche rispettò l'ultimo sonno del poeta, lasciamoloquale lo ha colto il fato nell'anno t 374; forse si desterà, non lo tocchiamo,non lo straziamocolle nostre osservazioni,la storia non mancherà pur troppodi annunziarci l'ora esatta della sua morte.

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