Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

... urnano.Parimenti si sdegna il poeta contro chi deride la suamagniloquenza,che simile alle catene d'oro dell'Ercole gallico incatena al suo carro le turbe. Troppo egli sente che il verso, l'immagine, il periodo, i mille artifizj dello stile, traggono seco le moltitudini e le trasformano interiormente anche prima che intendano ridea dalla quale saranno poi ill'uminate. Da ultimo il Petrarca è l'inventore primo di quel1a serie di osservazioni proverbiali e tradizionali che hanno servito di formula a tutti i giudizj pronunziati dagli Italiani sulla Francia e che esprimono Ja meraviglia di un popolo libero e federale, attoniti di vedersi nel medesimotempo inferioree superiore al cospetto di un altro popolo unitario e concentrato. Dante aveva già notato la prepot.enzadi Parigi e l'antipatico suo impianto, causa di ogni falso moto di fusione, di rapina e di democrazia. Avvicinandosi a Parigi il Petrarca si confessa agftato daJ1' ansia di conoscere se la città dai tessali incanti risponde alle aspettative destate dalla sua fama; ravvisand9la alla fine, si dà per vinto, ma colpito dagli inconvenientidi questa mostruosa agglomerazione di viventi, le scoccalo strale che è la più·puzzolente tra le città, e di generazionein generazione, Io stesso motto ripetuto giunge fino al Casti, il quale risponde a Napoleone, tutto essere stupendo a Parigi, tutto, tranne il cielo e la terra. Parigi,potentissimametropoli,diventanaturalmente la sede delle scie'nze,nessuna città italiana può contenderle il vanto di riunire un sì gran numero di dotti. Lo riconosce il poeta,ma incontanentele scocca lo strale italiano: che Parigi non è Parigi, che i suoi uomini, non sono suoi,-ma quasi tutti stranieri; che

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