Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 138 - ciceroniano, la teoria dell'unione cittadina, l'esempio,, del tribuno severo e clemente, il fatto del principato a metà carpito coll'ingegno, a metà ereditato colla fortuna, dettano sempre il precetto eh~ ramorè viene dall'amore, che il regnante deve arricchire, beneficare e rendere felici i cittadini. « Nel suo gesto sia la >) b·ellezza,dice il Petrarca, nel cibo la sobrietà, la >) soavità nel parlare, nelle riprensioni la carità, nei » consigli la fede, la libertà nel giudizio, tardità nel )) riso, misura nel dorn1ire, grazia nell'andare, sia >) veloce al premiare, freno abbia al punire. » Discendendo agli altri scritti del poeta trovate sino neJle minime lettere lo stesso principio. Rimproverategli, per eserr1piod, i essere sempre nomade; vi ;ri-· spanderà, cerco l'Italia, imito gli eroi, i filosofi, gli apostoli che viaggiavanosempre. Come ristarsi in una nazione federata? dov'è la capitale? Quando vede il barbaro spettacolo dei tornei, dice ad Ugo d'Este, lascia questo gioco puerile e sanguinoso; riservati per i pericoli della patria; desisti dall'ostentare un'inutile arditezza; il coraggiodeveessere ragionato, civile, utile. Alcuni increduli lo deridevano a Venezia,a causa della soverchia sua fede; ma senza la fede dov' è l'Italia? dove la civiltà? dove la giustizia? Ed egli deride alla volta sua lo sterile malignare degli averroisti occupati solo a ragionare della natura degli animali, degli uccelli, dei pesci principalmente; ed ·a sapere quanti peli ha il leone sul capo, quante penne l' avvollojo nella coda; con quante spire il polipo si avviticchia al naufrago, o come la fenice rinasce dalle sue ceneri. In sua sentenza l' empietà è la scienza dei falsi pontefici d'Avignone, che negano Dio ed il cielo per diventare i nemici d.elgenere·

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