• - l37 - Prima del Petrarcamoltiscrittoriantichi e moderni avevano parlato del re; San Tommaso,Tolomeoda Lucca e sopratutto Egidio Colonna avevangli dati mille consigli. Ma chi cominciava dalla giustizia, chi da Dio, chi dalla necessità di infrenare i ribelli, chi dalle diverse nozioni della morale o della teologia scelte secondo le loro predilezioni,tutti entravano in un labirinto di distinzioni scolastiche, nes- _sunoproclamava l'amore come principio. Nel seguito del trattato, il poeta continuaad idealizzare la signoria, ed il signore rialza i tempj ca- --denti,rifà le vie .s. convoltedai tartareicarri, più non disdegna le umilj cure dell'edilità disprezzate daf .feudatari,sconosciute ai rozzi consoli,e imitaEpaminonda, l"eroetebano,che occupavasidi renderemonda la città. L'agricoltura si estende, si asciugano le paludi, si scaccia dalle vie cittadine il gregge che le ingombrava a spavento de' cavalli, si rassicura il popolocolleprovvisioni,si alleggerisconole imposte, raddoppiate dai tiranni e non regio, non feudale, non imperiale, non pontificio, ma semplice cittadino, o diminus, si mostra i1 signore senza fasto in casa, senza sfarzo negli abiti, senza alterezza nel conversare; sottoscrivele lettere col solo nome, senza titoli, e parla al singolare, non al plurale, come i principi. Ingentilitaanche la morte, più non destagli interminabili ululati che contristavano la città ne! tempi in cui ogni funerale diventava una pubblica ,calamitào una festa da barbari. Nella lettera ad Acciajuoli, siniscalco del Regno --di Napoli, riproduce pure il Petrarca il ritratto o l'ideale del signore, e di mezzo ai numerosi luoghi .comuni che servono di corteggio al suo periodare, •
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