- i34: - )> rassomiglianoper nulla ai nostri. Chi più grande » era di Cesare? Chi superiore ad Augusto? Qual » cosa più grave dei decreti del senato? Chi più » abile, più amante della patria dell'.italiano il più » zotico?... Ignorate voi qua.I bestia sia l' impero?• , Ma il Petrarca non pensa ne alle vittoriedi Cesare, nè al senatoromano, nè alle legioni antiche,e1aalla libertà dei signori; evocando in apparenza gli antichi vuole ammigliorare i moderni, e trionfa di ogni obbiezione ricordando che pure · nell' antichità Annibale e Brenno scompigliavano ad ogni tratto i Romani, che gli stranieri giungevano spesso fino alle porte della capitale, ma che il trabalzo delle rivoluzionirendevaRomasemprepii1grande sottraendola ai più mortali pericoli. Per tal guisa le sue parole ponderavano tutte le possibilità c_h~dovevano creare, e Leone X a Romae CarloQuintonel mondo. Non havvi scritto di Petrarca, non particolarità, non eleganza sfuggita alla sua penna che non ritragga la sua bellezza .dal suo pensiero.Egli fu il vate del secolo XIV, il vate della pace, e tale voi lo trovate in ogni sua pagina. Io non potrei citarvi una ad una le sue epistole, e sarebbe lun-· ghissimo il farlo rivivire co' suoi singoli corrispondenti di Roma, di l\'Iilanoo di Sulmona. l\la posso io non accennarvi il suo Canzoniete?Egli è il poeta .dell'amore; nè prima, nè dopo nessuno ha meglio cantato il tenero trasporto che invade l' uomo al .cospettodella donna, nessuno ha megliodestatorocculta armonia che fa vivere ogni viventefuoridi sè;' leggendolo,un inaspettato concento rapisce gli animi~ sospende gli odj, nè pii1si possono intendere gli urli· della guerra civile. •
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