\ - t3t con una ·preéisione causistica che nessuno attende · da lut Se Roma è decaduta, dice egli, se ruinati ne sono gli edifizj, scarsi gli abitanti; misere le turbè, di chi ne è la· colpa'/ DegliOrsini, dei Colonna, delle sette, dei tiranni. Non potevanono i barbari distruggere tanta città , avidi di sangue e di rapina , il tempo mancava loro di atterrarla'/ e se i Vandali la saccheggiavano, i Goti la restauravano, i Longobardi la temevano,. i Franchi la veneravano, i Tedeséhi l'adoravano.Ma l' ign·oranza,la barbarie, le discord~e dei romani baroni pressochè tutto distrussero. » (I Ancheadesso sono i Romani,sono gli Italiani (sog- >> giunge egli) che vendono a frammenti gli avanzi » della loro città, che strappano le colonne mar- )) moree, le splendide sogliee le mandano ad ornare » l' indolentissimaNapoli. Cessi adunque · il vanda- » lico furore,si rispetti la gran madredellanazione. n Il problema dell' Italia riducevasi a compiere la rivoluzionedei signori, trasportandola a Roma nel papato e nell'impero: finchè Roma rimanevasi attardata nell' èra delle sette e dei tiranni, finchè il papato ·era una setta guelfae francese e l'impero una tirannia ghibellina e germanica, l' Italia trovavasi scompigliata, ma_ncaval'assetto ai signori, pericolante era ogni loro conquista. Trattavasi adunque di andare a Roma, di restituire Roma ali' Italia, di ricongiùngerla.colla nazione, e sono appunto questi i termini in cui il Petrarca stringe il problema chiedendosi Romam italiae conjungere an utile? Che dièo'/ non sono suoi questi termini ma ricevevali ~ai proprj nernici che freddamente discutevano allora se non potesse tornare a profitto.delle potenze europee di
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