Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

\ ' - {30 - per usurparne il nome. E se Cola di Ricnzi voleva rinnovare la nazione intimando all' imperatore di comparire dinanzi al suo tribunale nello spazio di sette mesi, e rivendicando gli antichi diritti di Roma sulle perdute provincie; se i Visconti,·se tutti i signori rispettavano il papato e l' imperonell'atto stesso in cui pretendevano rifarlo, dove_è la contraddizione del poeta che idealizzava la loro condotta? Sta bene, direte voi, che il Petrarca volesseprevalersi della costituzione italiana per rialzare l' Italia, ma come mai poteva egli non accorgersi che i barbari avevano distrutta la conquista romana, e respinti i figli di Romolo sul Tevere, dove Roma più non era che un nome? Comemai pretendeva egli di , sfidare tutti i popoli con un vuoto suono dell'aria 'l Pur troppo egli sente nel petto la punta mertale del - dubbio! Pur troppo egli ignora se l'avvenire risponderà più tardi a' voti suoi o se una dissoluzione generale distruggerà la Chiesa e l'Impero a profitto _di culti o di imperi tedeschi , francesi od altri t « Giacchè è pur d'uopo ( sono le sue parole) che » ·1e cose dei mortali siano n1ortali,le due luci del ' » mondo cioè l'impero ed il pontificato stanno per » estinguersi, queste due spade stanno in procinto » di spuntarsi... Quanto a me godo che ciò accada » nel nostro secolo in cui nè lo scettro nè la tiara » sono in nostro potere. » Ma questo è soltanto un · dubbio momentaneo, contro il quale il poeta si rivolta, e fermosul principio, che romana è la religione, romano l'impero, egli sfida tutti i popoli a nome della loro fede, delle loro leggi,della loro costituzione, e rispondendoali' inchiesta proposta, lungi dal fuorviarsi o dal contraddirsi, egli compie il suo sistema . .....,

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