Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

.. - 128 - Al certoegli è pontificioed imperiale, come lo erano stati tutti gli scrittori italiani, senza eccezione; non un cronista che avesse rinnegato il papa o l' imperatore: tutti avevanli accettati entrambi. Se i ghibellini avevano voluto sottoporre il primo al secondo e i guelfi il secondo al primo, erano queste discordie interne, discussioni costituzionali che non impedivano l'adozione simultanea dei due principi in faccia al ùiritto pubblico europeo. Variava solo l'idea éhe i diversi politici facenvansi dei due capi della cristianità; il papa di S. Tomaso non era quello di Tolomeo da Lucca , nè l' imperatore di Tolomeo rassomigliava al Cesare di Dante. Quali erano ad~nque il papa e l' imperatore del Petrarca? Qui bisogna che ricominciamo lo studio delle sue idee, e - che lo seguiamo di scritto in scritto portando altrettanto rigore nelle nostre ipdagini quanto insidioso è l'equivocare che ci oppone nelle bellezze del suo classicismo. E perchè mai non si spiega, bisognerà che si spieghi sotto la pressione de1le nostre interrogazioni. E prima di tutto noi gli chiediamo se i due capi della cristianità non sottomettonol'Italia al dominio straniero, se non l'incatenano al pontefice d'Avignone, agli imperatori di Germania, se non l'aprono alle discese, alle invasioni, alle soFprese? No, risponde il ·Petrarca, la nostra religione è cosa italiana, si chiama cattolica, apostolica e romana, e finchè sussisterà la religione, l'Italia sarà alla testa del mondo in forza ùel papato. Siccome poi l'impero è correlativo col papato e procede alla volta sua da Roma, dai Cesari e non è nè francese, nè tedesco, nè di alcuna nazione, ma generale ed universale quan.to la reli-

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==