- 12:l - conosce abbastanza sè ·stesso per ·rende.re.piena ragione della propria'inspirazione, le àccuse assai più acerbe della criticamoderna che lo incolpa di avere stretta la mano-degli uomini più rei dell'epoca e di non essersi mai accorto delle sorprese, dègli avvelenamenti,dei fratricidj, dei patricidj che laceravano le famiglie de' suoi protettori. provocano appunto la vittoriosa risposta che esce dagli intimi recessi del suo sistema e che si riassume pur sempre in questa parola perentoria: la rivoluzione dei signori. La rivoluzione necessitava le sapienti pugnalate, i ' tradimenti molteplici, i colpi di stato, le guerre, le paci inaspettate-;la rivoluzionesopprimevacon poche perfidie personali, le stragi dell'era passata, che le sette avevano inondata di sangue; la rivoluzionego- . deva di quell' aura che i poeti chiamano soffil)divino e che fa dire ai teologi omnisp_otestas . a Deo; la rivoluzione faceva tacere ogni reclamo sui proprj delitti, risvegliando invece tutti gli echi della fama per accusare i nemici su9i; la rivoluzioneesercitava in una parola quella magica prepotenza che fa pa- - rere quasi puerile e melense la stessa onestà al cospetto dell'inspirazione eroica; e noi siamo attoniti ~ nel vederecome, nell'impeto di corrispondenzeinnumerevoli e certo irriflessive sotto l'aspetto di un si- ~ sterna, mai il poeta siasi lasciato sfuggirenè una pa.-' rola contro la propria idea, nè un encomioper un delitto applaudito.Nè lo si accusi di avere egualmente 'lodato e Robertoe i Visconti e i Carraresi e i signori dalle più opposte imprese; egli· lodava l'Italia, ne abbracciava le glorie alternate,. i moti rivalizzati, · le•guerre rivoluzionarie.Non scendevanelle vertenze del giorno, non tracciava disegni politici, ma domi-
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==