Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- it8 - de' signori, benchè sia partigiano del papa a Roma, in Toscana, in Lornbardia, in Sicilia.Giudicatoculle nostre idee moderne che chiedono conquiste aperte, o schietta libertà, sarà facile il discon~scere questo capo che muta di sembiante d' ora in ora, di città in città; giudicato invece colle idee dei signori egli è il più grande italiano, i suoi popoli lo benedico-- no., i suoi nemici sono sconfitti, la religione gli obbedisce, i guelfi gli servono d'istromento; non havvi principio antico di cui non si facciatrastullo, ed a lui quindi si proferisce il Petrarca con illimitata deferenza; lo vuole suo giudice, gli chiede il diploma di poeta e non parte pel Campidogliose non approvato dal signore di Napoli. Il giorno in cui egli muore, quanto non è triste il gemito del poeta! Quanto egli sente questa cala1nitànazionale! « Con questo prin- » cipe, dice egli, tu avresti potuto, o Gerusalemme, » scuotere dalla cervice il barbarico giogo, e, tu » schiava Sicilia, discacciare i pestiferi tiranni. Pian- » gono le sette arti, piangono le vedove muse. » l\1a invitato da Roberto, invitato da Giovanna, si ferma egli nella capitale delle ~ue Sicilie? Vuoleegli essere l'uno dei grandi personaggi del mezzodì? No, signori, il mezzodì non è degno di lui, nuovamente scisso tra i guelfi.di Giovanna e i ghibellini di Andrea, rin1piombatonell'era delle tragedie, egli lo saluta solo da lungi, lo vede appena alla sfuggita, ed allorquando Giovanna d~ludendo i guelfi e. i ghi-. bellini ristabilisce la signoria , egli subito scrive al gran siniscalco Acciajuoli la sua lettera sull' arte di regnare, dove abbrevia ed anima con estro signorile tutti i precetti di Egidio Colonna. I~ungida Napoli,dove si ferma il cantore di Laura'! \

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