- 117 - » m:lnchino nè forze, nè ricchezze, nè valore ma , soltanto concordia? la qu~le se sola ci fosse, io ,. » annunzio fin d' ora con questa mia lettera strage » e rovina ai derisori del nome italiano. » Senza dubbio questa specie di soliloquio,.di magniloquente monologo dove gli uomini e le cose perdono il loro nome e il loro caratteredeciso, solleva · come una nube di polvere dorata, nella quale male si ravvisanog· li avvenimenti, e facilmente il coraggio in astratto, l'onore, la giustiziaconsideratenella loro generalità tipica e_frammesse così al1e più volgari particolarità hani:ioconfusa la mente degli adoratori di Petrarca, i quali si contentarono della ebbrezza dei concetti, della venustà delle frasi e dello splendore degli esempj, troppo appagati essi per cercare un senso più profondo e forse ignorato dallo stesso poeta. Ma si segua pur sempre la guida del bello, si segua quella moltitudine d"eroi che dissotterraper popolarne le città della penisola, si guardi alla toga o alla nudità delle antiche statue colle quali tenta di estollere con magnificoinganno le misere forme dei moderni, e si vedrà sempre l'artista della signoria in ogni sua pagina, nè mai nel più sfrenato impeto della parola gli accadràd'incoronare un uomo estraneo alla ispirazione dei signori. . Consultiamole sue lettere famigliari,senili, varie, tutte strappatedal caso, tutte dettate inaspettatamente senza .che potesse pensare ad ordinarle per serie, e si troveranno sempredettate dal geniodella signoria. Egli si rivolge primieramente al re Roberto/che 110n è più nè il Manfredidagli orribi1idelitti, nè il _ Carlo dalle spietate esecuzioni,ma che,nè guelfo,nè ghibellino,rappresenta negli Stati suoi l' in1parzialità 8 , I ,,, ..
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