- fi6 - 1nanoscritto d" Omero, benchè muto per lui , erano piaceri ineffabili; e nella sua allucinazione, scomparsa la misura del tempo, soppressa l'idea della 1norteche nella sua mente non poteva raggiungere nessun uon10 di genio, egli prendeva ìa penna e scriveva lettere agli uomini della antichità nell'atto stesso in cui scrivevaai più illustri signori dell'Italia. Cesare, Cicerone, Quintiliano, Bruto, Pericle diventavano suoi corrispondenti, che invocava perchè l'assistessero nel gran lavoro della redenzione dei signori. - E per lui Romaera sempre l'antica Roma, Milano la ~lediolanumdei Galli, l' Italia il giardino dell"impero, gli Italiani erano i Romani capaci di riconquistare il mondo. Quando egli vede venire Giovanni di Boemia;una delle maschere dell'impero, uno degli emissarj della reazione per sollevare i ghibellini contro i signori\ che dice il poeta? Nomina forse i partiti, i capi, le famiglie, i disegni? No, egli evoca il genio della terra. « Ove siamo noi (sono le sue parole), ov' è la no- » stra virtù, ove il marziale ardore? Chi ci vieta di »· armare le destre?... Questo principe, che la sua » schiatta obbliando, si crede signore dell'universo, » ben si accorgerà.che mille re nutre ritalia. ,,-Non è questa una millanteria; mille re nutre l'Italia; ogni signore è un re, sotto sembiante antico, ogni capo acquista nuova forza a difesa dell'Italia, e il poeta soggiunge: << vedo sorgere giorni migliori. » Nè occorre che risorga l'antichità., essa sopravvive, tolto il disordine moderno essa restituirebbe alla terra le antiche sue forze. « Parlo di Roma, dice il Petrarca, _ » parlo dell' Italia perchè chi può dubitare che essa » possa quanto ha potuto un tempo e che non le
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