. . ... - ti~ - vaggi, del prin10 contrattosociale; delle origini delle arti, della scrittura, del linguaggio;volevasiche ogni uomo fosse figlio della t.erra, non delle tradizioni allora regnanti, e la parola era gretta, logica, chiara, ironica. Ritraendoci di cento anni nella serie- dei secoli, noi troviamo l' ampia letteratura di Bossuet, una forma aulica e alteramente regia, pregiudìzj imponenti ed eternamente tirannici, eleganze grandiose, una perpetua magnificenzain una forma corretta. In generale se prendiamo un autore, dallo stile noi possiamo inferire in qual èra egli abbia vissuto.·Ora nel secolo XIV lo stile di n·occaccio,dei Fir~ntini, -d'ogni letterato, d' ogni scriba fac~va intervenire per forza Ercole e ~riamo, Bruto e Cassio,Cesare e Pompeo nelle conversazioni giornaliere. Perchè volevasi dissimulare la volgarit~tdel momento, e togliere i contorni e le asprezze pungenti alle tesi recentemente trasmesse dal medio evo; ognuno studiavasi di dimenticare le sette, i tiranni, i mostri che tanto sangue avevano versato; rifuggivasi dalla logica delrodio che aveva smosso il mondo, ma la cui parte era finita; coprivansiinfine gli orrori della scola8tica coi fiori della rettorica, disarrnavasi il Dio dell'inquisizione mostrandolosimile a Giove; la madonna .dei frati abbellivasi coi colori di Venere; e, così ognuno collaborava per raggiungere l' intento della pace, che sarebbesi continuamente involato alla forza della parola. La parola avrebbe risvegliate le sette, rianimati i tiranni, o anticipatamente svelate le ribellioni dei signori contro i papi o gli imperatori, avrebbe prematuramente propagato il disprezzo dei nuovi capi per la chie~a e per la feud1lità e resi inefficaci gli inganni, le arti e le bene- - . .,,
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==