'\ - 110 - cademicheper sorpassareDante, Tolomeoo Colonna? Come mai la perenne confusionede'suoi scritti potrà lottare colla precisione scolastica, per I~ quale i suoi predecessori erano stati r un dopo l'altro i veri re ùella scienza italiana? Reclama egli forse la nostra attenzione colle sue canzoni d·onde al certo nessun dottore potè mai trarre un pensiero? Forse colle sue declamazioni, dove troviamo Bruto e Cesare accoppiati in una medesima pagina, in una stessa riga , senza che egli sospetti la propria contraddizione? Forse colle suR lettere, dove sernbra molLiplicarecon voluttà le inimitabile prove del suo candore e della sua inesperienza? Forse col suo amore per l' antichità che gli fa disconosceredi continuo il presente, e lo fa parere un morto fra i vivi? Forse coi suoi trattati lagrimevolidi consolazione, colle sue egloghe, o col suo poema dell'Africa, e colle sue nenie da latinista che •piil non trovano lettori? Quanto a' due suoi trattati politici, sono essi sì incerti, sì indeterminati che isolatamenteentrerebbero nel catalogodegli scritti politici, per ciò solo che le regole spietate della bibliografia ci 'obbligano di classificare i libri senza differenza dell'intrinseco loro valore. Ebbene, a malgradodi queste apparenzepur troppo convalidate dall'eterno sorriso con cui il Petrarca viene acco1npagnat.oalla posterità da tutti gli uomini iniziati nei misteri detrumana perversità, egli rappresenta l'epoca sua, e deve essere considerato·cocne il legittimo successore di Dante e di Colonua. Di fatto la sua celebrità non ci permette di trascurarlo , le ovazioni, che gli furon fatte dalle moltitudini e dai principi, allontanano come incompetente ogni nostro giudizio che tendesse a sfrondare gli allori suoi. La
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