- {06 - guerra; IJUlladimentica quasi tema di lasciar cadere il suo regio alunno per qualsias_ipretesto sotto di un' estranea autorità. Egli ne forma una specie di pontefice laico, un modello da imitarsi da ogni cit- , tadino, il compendio di tutte le virtù, e tanta è la sua fede nella morale che sempre spiega ciò che la coscienza·insegna. Quindi cadendo nel difetto degli scrittori troppo morali, non muove i suoi passi sul- · l'erta via della scoperta, sembra dire cose note a tutti; non afferra se non i casi in cui la politica va congiunta colla virtù, non sospetta le ribellioni subitanee del delitto, e non giunge ad alcuna di quelle considerazioni aspre e inaspettate che obbligano a pensare , a cose ignote e potenti. Le numerose e ricche sue enumerazioni sono d'altronde arbitrarie e rettoriche; ~ sarebbe facilissimo l' abbreyiarle, l'allungarle, lo sconvolgerle; nulla di fisso nell'ondeggiante pelago de'precetti prudenziali. ~la la regia indipendenza dà tal forza al suo libro che ogniqualvolta voi leggerete un trattato sul Principe, voi ve lo ricorderete, voi lo amerete di continuo, voi vedrete i più alti ingegni sempre prevenuti dal suo buon senso, e nessuno si allontanerà da lui senza diventare sospetto a tutte le nazioni. Alcune indicazioni basteranno a darvi un'idea della· maniera colla quale Egidio Colonna s'insinua negli animi e rimane come l'amico di ogni meditazione monarchica. Egli ci chiede per esempio, se il principe deve essere prodigo od avaro, e risponde in favore della prodigaiità, perchè vizio più facile a contenere, più vicino alla virtù, più utile agli altri. _:. Deve il principe esser magnifico? Si, risponde, perchè la magni- /
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