Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 98 - ·della nazione si sdegna dell'errore colpevole o innocente di chi cede al francese, e quando de' nostri giorni vediamo scrittori come Sordello o Brunetto Latini a metaattratti nell'orbita francese.ripeteancora la critica italiana le stesse parole di Dante accusandoli: 1.0 di cecità indiscreta, 2.0 di maliziata escusazione, 3.0 di vanagloria,4. 0 di invidia e 5.0 di viltà d'animo per cui imputano alla stessa lingua italiana le difficoltà che stanno unicamente nel loro tardo e pigro ingegno. Qualunque sia la verità o la falsità di queste accuse, convien vincerle per acquistare il diritto di· parlare ne' due idiomi,ma allora ancora trionfa Dante che amnistiava il suo Sordello. La divina epopea si associa talmente alle vicissitudini periodiche della nazione che simile agli astri si eèlissa ricomparendo più splendida ad intervalli detèrminatì. Nel secolo XV_essa scompare,_le cattedre fondate dai governip~r spiegarlasono soppresse, per lungo tempo viene dimenticata; poi d'un tratto sotto i fulmini della Saint-Barthelemy al momento delle gran~i rivoluzioni cattoliche e protestanti una rumorosa polemica destata dal Varchi la richiama sulla scena e si medita sulle stragi della Chiesa e sulle tirannie dell'impero. Una nuova eclissi succede a questo scoppio, ma ben presto Vico preceduto da Gravina non può commentarele rivoluzionidel diritto senza mettereDantevicino ad Omero, tra i vati primitivi, la cui ispìrazione divinatoria adombra tutto il corso della nazione a cui appartengono. P-iùtardi ancora una nuova eclissi condanna la Divina Commedia al silenzio, Bettinelli la deride, Voltaire la disdegna , un secolo ironico la invia tra le anticaglie dei Latini, e Virgilio fatto disinvolto come un ... • ,

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