Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

.. . . ' . ... . • ~CORSO· __; ' • • • SUGLI ' . SCRITTORI P L TICI ITALIAN . . .. · E STRANIERI .. DI ... • GIDSEPPE FERRAR! I • - • • • i \ . , MILANO · CARLO ALIPRANDI - EDITORE 'via San Damiano, 32 • .. . . . '

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SUGLI .. , SCRITTORIPOLITICI TALIANI DI J GIUSEPPEFERRAR( --b~ • l l l I

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• • ,I' ,. , LEZIONE I~. I. PRINCIPJE LE FORME. La serie de' poliJici italiani - deve essere esaminataconvedn ta superiore alle ansie.del giorno - agli accidenti dello spazio- alle contraddizionidei governi - ai contrastidelle azioni diverse- ai dibattimentiscolasticisulle formeesterne - consideràndoogni dominio come l'istrumento di un principio. - Nella sua perfezionescientifi,cala politica non accetta la sfida dei partiti. Da lungo tempoio desiderava questo feliceistante, io mi trovo alla fine tra i miei, nelle scuoleitalìane, nell'Università stessa d' ori.departiva nel 1.821 Ia rivoluzione.che, rispondendo a quella di Napoli, inaugurava il moto-nel quale siamose non vittoriosi almeno rassicurati. Io respiro,oramai più non parlo adun pubblicoestero, più non devo tradurre le mie . parole, i miei concetti, i miei sentimenti in forme ' • ... o

- \ -6per me artificiali e fittizie, e l'assenso che si inani-- festa dinanzi a me giungeanch'esso spontaneo e diretto al mio cuore. Eccomi adunque in casa rr1ia, e comechi reduce da lungo viaggio espone·allapropria famigliagli oggettipiù preziosida lui scoperti vi par7 lerò senz'altro preambolode' nostri numerosi politici, che sparsi nelle bibliotecheestere, ho potutoparagonare, ordinare ed interrogare sui destini della patria nostra. \ Questa è tradizione ignorata; non havvi archivio che non ne contenga un brano, non lettore che non ne conosca qualche frammento: ma a che servono i brani, i frammenti,le medagliedisperse di un museo, le membramutilatedi una statua finchè manca l'insieme e il pensiero che l'anima? Qui trovate il discorso di un senatore veneto, là l' invetti'Vadi un cittadino genovese,altrove intendete l'elogio della si- ~ gnoria, più lungi una voce celebra la Chiesa, ma la mente si smarrisce se non si risale alle idee che proclamavano le' diverse forme che l'Italia doveva vestire e svestirenel corso della sua luminosa carriera. Solo colla luce delle idee si vede la grande epopea della politica che ha fatto dell'Italia la prima nazione del mondo. · · Io vi svolgeròquest'epopea senza dimenticare che non parlo da una tribuna politica, e qui non il dep1:1tationtenderetema il professore italiano.Nessuna mia allusione toccherà i diversi partiti del Regno, nessuna mia parola ferirà i capi del moto attuale, non una lode, non un biasimo esalterà o deprimerà i personaggi viventi. Invero tale propositosembrerà strano e forsetaluno ·mi dirà: • I

-7E che? Voi ci invitate allo spettacolodella nostra passata politica; voi ci promettete di farci rivedere uno ad uno gli anelli ·a.i·una catena chè risale fino all'era dei consoli, ed anche più lontano; ci dovete svelare teorie molteplici dove la repubblica, la monarchia e tutte le forme della tirannia e della libertà saranno svolte e ricompariranno colla forza e collo splendore dell' antico genio italiano ; voi dovet_e·evocare i nomi degli Sforza,dei Visconti, di Macchiavelli, di Dante; voi dovete farci rivivere un istante ne' tempi di lotte, di guerre, di stragi, in passati periodi, dove ogni cittadino trasportato dalla febbre del cospirare o del combattere immaginava ad ogni tratto complicatissimeribellioni che scuotevano il labirinto della politica italiana, e nessuna delle vostre parole desterà un sentimento-ne' nostri cuori; il r:e, il papa, l' imperatore, il tribuno, Cola di Rienzi e Marino Falieri passeranno dinanzi a noi senza che un pensiero di odio o di simpatia li riscontri ne' nostri amici o nei nemici nostri? Voi chiedete l' insensibilità quando si tratta di concetti che rivolgono· e capovolgono la nostra nazione, quando un'idea semispenta può ancora scoppiare in mezzo a noi coi rapidi disastri del fulmine? Come giungerete voi a separare la politica dalla politica? Sì, o signori, voi dimenticherete in questo recinto il momento che corre e le quotidiane agitazioni che fanno delirare le menti e che sciolgonole lingue prima che siano formati i pensieri. Noi parleremo della scienza che non varia, che ·considera le eterne condizioni della nostra natura, e nostro primo dovere sarà di romperei lacci che ci vincolanoalle circostanze tra le quali viviàmo, d'involarci agli uomini ed alle • I

• .,. .. cose che danno aspetto assoluto ai nostri doveri di un istante e di parlare di tutte le nazioni, di tutti i popoli, di tutti i governi pretendendo che le nostre asserzioni abbiano il senso cosmopolita·della verità ed abbraccino fenomeni che si estendonoa traverso i secoli. - Appena rimaniamo nei trent'anni sulla scena del mondo, è questo il breve spazio accordatodall'avara natura alle nostre azioni. Questo è il breve momento della nostra esistenza.Contatei giorni della vita pubblica ed efficientedei più illustri capi, dei più celebri generali, voivedrete che la media de'loro anni di gloria non oltrepassa la durata della guerra gerID;anica dei 30 anni o della guerra spartana del Peloponeso, o della vita tipica di G. Cristo. Maqual governonon chiede almeno il doppio alla natura per' stabilirsi nel mondo delle nazioni? Qual dinastia non esige almeno sessant'anni per sol1evarsial disopra di ogni altra famiglia ambiziosa o faziosa? Dal momento in cui Cesare passa il Rubicone a quello in cui Ottavio regna sicuro, quanti ·anni t quante peripezie! quante speranze repubblicane,Pegie,tiranniche, incerte, eppure capaci di precipitareuna metà dell'impero contro l'altra! Guardatecome cade l'impero d'Occidente. Si direbbe a terra fino dai prin1igiorni degli imperatori di Ravenna, eppure non muore ancora sotto la spada dei Goti, che stabiliti vittoriosi, rispettati i11 tutto l'Occidente, dominatori, legislatori con Teodorico dall'Illiria fino al1a lontana lberia scompajono poi in quella voragineche GioPnades,loro scrittore, crede la volontà di Dio e che Procopio di Bisanzio mostra essere l'onnipotenza dell'impero. Scegliamo u11 altro esempio piit vi&ino,più domesu.oo e ancora I . \

\ -9palpitante nelle nostre vicissitudini attuali. D' onde le nostre prime sciagure? Qual crisi diseredò I' ttalia da,1e sue glorie?La gran calamità fu compita appunto in trentasei anni dalla discesa di-Carlo VIII all'ultima incoronazione dell'imperatoreCarloQuintoa Bologna; un ann.o prima era la nazione indipendente, feliee, ricchissima; viveva ancora nell' età detta d-ello' ro dagli storici più illustri, ma d' un tratto le battaglie succedono alle battaglie , si apre il n,uovo trentennio chiamato il secolo di Leone X, in~esso nascono e muojono i nostri più. grandi scrittori, appajono e scompajono l'Ariosto e il Macchiavelli,ed ora la penisola ·sembra cadere sotto l'unità frantese, ora sotto la fed8razione di Cambrai; un giorno si grida vivano i guelfi, l'altro vivano i ghibellini , e nell'atto di caccia.re i barbari si giunge all' inaspettata soluzione della Spagna. Voi intendete quindi, signori, l'obbligo nostro dr innalzarci al disopra del presente, di cercare il nostro punto inconcusso fuori del moto degli affari e quasi fuori del moto · delle_sfere, abbracciando i fenomeni come si svol• gono nella vita delle nazioni in cui la vita del1' individuo conta come un'ora. Con questa condizione soltanto si assiste al formarsi degli Stati, al mutarsi"delle leggi, all'estendersi delle religioni, al loro rimutarsi ed a quelle azioni e reaz~oni, che isolate sono ~cidenti strani e inopinati· e nella loro serie ritmica rivelano l'andamento periodico delle umane società ij la ltgge occulta che regge il loro agitarsi. Nessun sa il senso de' proprj atti politici, i contemporanei~l'ignorano, la previsione vien rifiutata dal fato a chi si get~a tra gli eventi, e chi la possiede è più ~n mortale. Lasciamo l'agire ai combatt,enti, •• .,

- • ; - 10 - agli eroi, noi ci consacriamo alla scienza che è il secretodegli Dei. Ma non basta questo primo grado di elevazione che acquistiamo colla felice necessità. di pronunziare responsi eterni fosse pure quest'eternità un' illusione dello spirito; l'a]tra necessità di essere universali c' impone una seconda iniziazione ancora più lontana dalle preoccupazioni del momento. La scienza deve sovrastare agli accidenti dello spazio comea quelli del tempo; non deve essere di una nazione o di un c.ontinente, come non deve essere dell'epoca di Pericle o _diLeone X. Non guardate al luogo più di quello che guardate all'ora della vostra nascita. Perchè se il luogo. dove nasceste si chiama patria e v' impone doveri sacri e superiori ad ogni secondaria riflessione; se nell' azione voi vi dovete ai lari domestici, al genio famigliare della vostra terra, quando salite sul- . l'erta via della scienza avvicinandovi alla divinità, la patria stessa è accidente, e voi dovete imitare Parmenide e Democrito e gli antichissimi filosofi che volevano essere cittadini del mondo.. La patria trasformatain principio di scienza diventa principio di un errore infinito. Essa vi fa venerare la sua religione perchè professata dagli avi, vi fa disprezzare ogni altro culto perchè proclamato dallo straniero: vi obbliga a dichiarare migliori le vostre leggi per- • chè vi proteggono, i vostri usi, perchè hanno creato la seconda natura delle vostre abitudini; ogni altra superiorità vi indispettisce, ogni miglior concetto .vi infastidisce, e tratti dalla necessità di una perpetua millanteria, condotti a fare di voi, dei vostri e delle vostre cose la regola dell'universo, lungi dall'avviarvi verso la verità ve ne allontanerete per metodo.

- I ... ii - Consideriamoadunque la terra come se noi giungessimo dall'alto del cielo e qui il primo spettacolo che ci si affaccia è quello della nostra razza divisa in tre civiltà: la buddistica, la cristiana, la mussul- · mana, civiltà ancora attorniate dai barbari, come ~ quelle dei Greci e degli Egizj quasi fosse la barbarie eterna come l'incivilimento. Qual è la migliore di queste civiltà? sospendete il giudiziovostro, esaminate prima quanto havvi in esse di uniforme, di comune, di costante nella supremazia del Lama o del Papa, nelle federazioni che sussistono tacitamente tra gli Stati che professano gli stessi dogmi, negli usi, nei costumi, nelle lingue, nelle attitudini; che nessun pregiudizio intervenga con intempestiva decisione; e, ricordateviche la scienza cominciadove finisce la fede. , · Esaminandopiù attentamentequeste confusemasse della civiltàYisi discernonogli elementimeno estesi delle nazioni o degli Stati tutti costituiti per combattersi reciprocamente, tutti associati per difendersi o per assalire e quindi sottoposti ciascuno ad un go- .verno distinto. Eccoci nel vero campodella politica, e anche qui guardatevi dalla tradizione nativa e che il moto suo non vi porti a sottometterle il mondo delle nazioni. Ascoltatevoi la vostra tradizione? Nati nella sferadelle idee cattoliche, la monarchia domi_. nerà ogni vostro concetto, voi ammirerete la teocrazia dei pontefici, l'impero romano che la preparava, l'impero degli Assirj che prefigurava l'impero romano, e altre dominazioni più lontane che ·creavano il potere dei re. E di fatto infallibile sul suolo della Persia il re costituisce l'unità della nazione; le sue deliberazioni stanno nascoste nel consiglio • ' . '

- 12 - dei satrapi, il suo comando scoppia rapido come l~~ folgoree dà moto ad innumerevoli armati che schiacciano i popoli finitimi in modo che rimane uu vanto eternoper laGrecial'atto solodi essersidifesa.Vedete il fasto, la ricchezzainaudita di questa agglomerazione d'uomini, esarninate i suoi intrepidi capitani che si mutilano da sè stessi sotto le mura di Babilonia per piacere al padrone; seguite Zerse ne'suoi disegni, Ciro nelle sue glorie, che i nostri profetie i nostri sacerdoti hanno confuse colla gloria di Dio vòlta alla redenzione del genereumano; considerate dico quest'antico miracolo dellà regia potenza che appare in tempi dove appena la storia si stacca dalla favola e voi lo troverete talmente inseparabile dalla monarchia che riproducendosila monarchiamille anni più tardi nella storia di Francia, si riscontra di nuovo in Carlo ~lagno e ne' suoi successori; e, simile a Zerse, Luigi XIV ci mqstra egli pure, infallibile l'unità del comando; celate le incertezze nel consiglio de'suoi ministri che S. Pierre chiama vizirì, dubbia e terribile la sua a1nbizione per tutti gli Stati, irresistibili le sue armi per ogni confinante, fulminei i suoi moti per tutti i nemici, eroicamente servili i capitani al menomo suo cenno, e le repubbliche o i popoli liberi che lo circondano minacciati, invasi, e reputati felici per ciò solo che sanno resistere. . E ogni Statomonarchicoripete di continuo la storia di Zerse e di Luigi XIV. Noi la troviamonella Russia, misteriosa nelle sue deliberazioni,e tomba universale · nella quale discendonomuti per sempre innumerevoli popoli; noi la troviamo nella Spagna di CarloQuinto che subitamente invade l'antico e il nuovomondo, e quando Cortezgiungeva nel Messico, ivi pure incon-

M \ --- -13 - trava Zerse sotto il sembiante dell'imperatore messicano,. ivi pure Tlaccala e le repubbliche finitime avevano dovuto obbedire, ivi pure l'eroismoconfondevasi col servilismo, e la salute della nazione non _ poteva separarsi dal culto del re. Manell'istante in cui state per prosternarvi dinanzi ali' onnipotenza della monarchia, la forma opposta della repubblica vi offre un'altra serie di fenomeni sempre gli stessi e nelle città della Grecia, e negli Stati della Germania e nell'unione americana dove altri fasti, altri vanti, altri prodigi distruggono la sapienzarispettata comedogma infallibile negli Stati monarchici. Qui il moto parte dal basso, ogni cittadino si comporta da re; porta sugli omeri suoi la patria come cosa sua; considera ogni sa1rapo,ogni vizir, ogni mi-- nistro con1eun essere sospetto; diffida dei capitani, dei generali, dell'armata stessa dove vede un istro-- mento di temuta obbedienza, e considera i dittatori, · gli uomini capaci di dar unità al comandoe di velare , misteri dalla debolezza come altrettanti nemici non solo della nazione, ma del genere umano. E qui tutta la forza del popolo sta nella pubblicità che divulga le discussioni occulte dei re, nell'orgoglio che rifiuta ogni obbedienzanon richiesta dalla legge, nella lentezzastessa delle deliberazionipubbliche che avversano con calcolata solennità la celerità d'ogni _ pensiero individuale e monarchico, nella divisione dei poteri che distrugge il sopore della concordia e nella moltiplicità degli Stati che sopprime' l'odiata prepoderanzadi un'unica capitale.Francoforte,Atene, Ne,v-Yorkprocedonocosi al rovesciodi Vienna, Babilonia, Messico, e lo stesso andamentodelle repub- '

- 14 - bliche varie secondo che regna in esse l'aristocrazia o la democrazia. Nel primo caso sorge Venezia fra lo splendore e le tenebre de' suoi enigmatic· patrizj e rassomiglia al Giappone dove il doge non ha potere, la polizia è invisibile e i· grandi invigilano sulla prosperità dello Stato, mentre nel secondo caso delJa den1ocraziaFirenze e Atene, Schwitz e Corinto nella loro sincera mobilità obbedisconoad altre leggi del]o spirito umano. Non si dominano adunque le forme dei governi senza dominare la loro varietà, senza regnare sulla loro contraddizione. Vorreste voi preferire la monarchia alla repubblica o l'aristocrazia alla democrazia? Una legge sola basta a falsare una forma, le alterazioni sono innumerevoli, e in una parola il modello dei governi non esiste. Se esistesse, la- forza delle armi o della ragione l'avrebbe propagato, imposto, universalizzato, da cinquernila anni il problen1asarebbe sciolto e invece da cinquemila anni la monarchia, la repubblica, l'aristocrazia, la democrazia si combattono, ondeggiano, nascono, cadono, si scom- , pongono, si ricompongono; nè col patriottismo o col civismo si scioglie al certo il gran dubbio che tormentava i politici a' Atene. . Decomponiamo i governi; esaminiamo i congegni e gli ordigni di questo giuocod'azzardodella politica: le sue mosse sono fatte con esseri tipici sempre i medesimi in ogni luogo ma sempre opposti gli uni agli altri. Primo di essi si presenta il re che dispone della nazione e sehza nemmeno contrapporgli i tipi opposti del tribuno, del fazioso, del regicida, senza uscire dal circolo del1a sapienza regia, il re stesso può essere unico come d'ordinario, doppio come a ' ..

. .. .. . . . Sparta, multiplo comea Roma, dove Cicerone c1hia1nava i consoli regesannuos. Il re vi offre ora l' effigie di Numa e di San Luigi ed è benefico coli~ religione, ora l' imagine di Saul e di Filippo il Bello, ed è riparatore coll'empietà.Deveegli essere crudele o clemente, affabile o sostenuto, umile od altero 1 Può essere ottimoe fatale comeLuigi XVI; scellerato ed utile come Luigi XI;. il tipo. stesso de11i'nfamia Cesare Borgia trovò un apostolo che lo propose a modello invece.di Tito. Qual scelta farete voi vincolati ad un'ora, ad un luogo, ad una circostanza combattuta pres.so il vicino che un monte od un fiume separa da voi? Il re trae al suo seguitoil cortigianoessere vile e necessarioche segue pure ogni altro ~omodi comando, e riproducesi sotto mille aspetti diversi ora nelle aule della reggia, ora nelle sale dei grandi, qui segrètario d'un cardinale, là confidente di un ditattore, altrove affidatodi un illustre demagogo,più lungi uomo di affaridi un alto fazioso.La piazza ha le sue corti come il palazzo, ma varia l'arte del corteggiare come il vento che spira, e talora urge che l'adulazione si copra sotto la formarustica del rimbrotto, mentre in--altreoccasionisarebbevana senza l'ornamento degli inchini e delle riverenze.Il generale, il cospiratore,il ribelle, il profeta, il condottiere, il pontefice, il plebeo insorto, il re degli schiavi che rompe le catene, il dissimulatoambasciadoreche fa da principe ~ è schiavo di un pàdrone assente; il .consigtìerecha da,re· essere ora al dissopra, ora a, dissdttò del proprio-padrone, moltiplicano i casi della loro dialetticacoliepiù op- . po&tealternative, si combattono, si intrecciano in . mille m'-ldi come Zerse e la Grecia, e quando voi

.. 16 - leggete le finzioni dei poeti, e quando scorrete le tradizioni dei popoli sull'Olimpo, sul paradiso, sulle battaglie degli angeli, dei giganti, sulle alleanze di l tio coi patriarchi, sull'istante in cui ~e leggi sono dettate tra i miracoli o in cui le lotte degli elementi si confondono con quelle degli uomini, sulle inani altezze del cielo come nella chimericaprofondità del Tartaro, voi vedete sempre un perpetuo contrasto tra i governi, e' tra le mosse politiche ora repubblicane, ora monarchiche, ora travolte in ribellioni, ora in reazioni, senza che mai possano acquietarsi le nazioni sotto una medesima legge. E come mai dunque io potrei attenermi a una situazione,ad un istante, ad un dolore, ad una speranza della mia patria o de'miei contemporanei,quando la scienza che rr1i trascina alla ricerca dell'ignoto mi obbliga a percorrere tutto il passato, tutto il presente ' senza nemmenopermettermidi rimanere nella realtà, di modo che io mi vedo obb1igato ad esaminare perfino il possibile nei poemi e nelle leggende? - Sciogliamoci dalle vane preoccupazioni, parlian10 come se fossimo di tutti i tempi, di tutte le nazioni, così Aristotile creò la politica nell' era dei filosofi quando esaminate le Costituzioni dei Greci e dei Barbari, paragonati tutti i casi della guerra interna ed esterna, diede alle principali formedei governi il nome che anche in oggi le distingue. · Manoi non ci appaghiamodell'altezza a cui siamo giunti, considerando la politica nelle sue cond)zioni universali ed eterne. Havvi di più, interroghiamo noi stessi, richiamiamo alla memoria le nostre lotte, risalendo nel più lontano passato della nostra nazione; credete voi che ogni lotta politica sia real- '

- 17 - mente politica? Credete voi che diffatti nelle guerre si combatta veramente per un re o per un parlamento, per una bandiera o per l'altra, astrazionefatta da interessi, da passioni, da idee, da _religioni,da , odii, da furori alla politica superiori'! ru;_a_. ç~e? questi nomi stessi di Guelfi, di Ghibellirir, di.._Pontifizj e di Imperiali, di Cattolicie di Eretici, di plebei e di patrizj non vi dicono forse che una forzapiù potente dispone dei Governi, ora invocandoli, ora distrug- , gendoli? non- vedete forse che ogni governo si riduce ad un istromento col quale gli interessi combattono e stabiliscono la loro vittoria? non vedete il Guelfo ora repubblicano contro un tiranno ghibellino, ora monarchico chiamando il ponteficeo gli agenti suoi? e la plebe di Firenze repubblicana un tempo contro i Marchesinon acclamavapoi i Medici per disperdere il monopoliodei Popolani? Torturate a grado vostrole diverseforme, nessuna di esse cede alla forma contraria; dotate di qualità diverse, e irreduttibili, nessuna discussione, nessun calcoloastratto, nessun ragionamentostabilitoa priori sullecategorie della politica ne autorizzaa sottometterle logicamentel'una all'altra e vediamorepubbliche condannate a proclamare dittatori per rassomigliare . alle monàrchie, e monarchie sforzate di ammettere la repubblica come un lucido intervallo per rigenerare sè stesse. Ogni governo è opera di guerra per reprimere i1 sediziosoo il nemico, il delinquenteo lo straniero; tutto nelle duefunzionidi raccoglieredenaro e di armar cittadini, quando le sue parti di gindice o di generale sono compite, esso svanisce per così dire dalla società che lascia al sacerdote, al filosofo, all'artista, a sè stessa. Variano adunque le forme i ,

- 18 - perchè varia il numero e l'attitudine dei combattenti, perchè si combatte la repubblica colla monarchia, e la monarchia colla repubblica, perchè occorrono le falangi macedoniche per schiacciare la O,reciafederata, perchè occorronoal contrario i Germani federati per sciogliere l'impero romano, perchè l' unità Chinese vince i Tartari anche quando vincitori, e perchè i Tartari scompongonol'unità del celeste impero anche quando inferiori di civiltà. Ne consegue quindi che la politica è sempre il segno di un moto più profondo, le sue forme sono i caratteri visibili del mondo invisibile delle idee, e le sue categorie devono essere da noi studiate come l'alfabeto del gran libro della storia. ; Adesso intendete, o signori, per quale misterioso fascino i grandi politici s'impadronisconodell'animo vostro, e attraversano i secoli rispettati come i legislatori del genere umano; adesso capite perchè la repubblica di Platone è il Vangelodella filosofia, Ja prima redenzione delle menti. Se fosse l'arida combinazione di alcune categorie, se una passione scolastica avesse spinto il filosofo Ateniese ad esaltare il suo modello in cui troppo evidenti scorgonsi le linee di Sparta, se egli avesse copiato, abbellito, perfezionato, frasfigurato coll'ingegno suo il fatto storico della Laconia, non sapressirno certo il suo nome, ed il suo libro sarebbe perito come le 158 Costituzioni analizzate da Aristotele, e poco i suoi stessi conte1nporaneisi sarebbero curati di conoscere i suoi regolamenti sulla casta dei guerrieri, o sulla classe degli agricoltori,o sulla condizionedegli schiavi o sul numero delle persone che dovevanocomporre la sua Repubblica, o sul luogo dove doveva esser

.. - 19 -., fortificata lontana dal consorziocorrotto dei viventi. l\'Ja nell'atto stesso in cui l'occhio suo si fissa sul governo della Laconia, nell'atto in cui egli oppositore della democrazia Ateniese, invoca l'istromento della aristocrazia spartana onde schiantarla, la civiltà greca I' i~pira, gli chiede un progresso contro la piazza di Atene, lo spinge a combatteregli Dei del Partenone, a sorpassare con nuovo volo l'Iliade d'Omero, a scoprire un cielo più alto dell'Olimpo, e ogni riga della sua Repubblica chiama ad alta voce la redenzione cristiana; ogni tratto della sua casta guerriera conduce alla Costituzionedi una Chiesa salvatrice. I . suoi agricoltori·s. ono gli uomini del :µ1ondocui concede la proprietà e la famiglia; al contrario i suoi cittadini a cui il matrimonio, la proprietà, il commercio, la ricchezza sono interdetti effigiano nella · loro comunanza la comunanza posteriormente adot- , tata da tutti i sacerdoti della cristianità. Quanto vi dico di Platone potrei ripeterl0, parlando di Aristotile, di Lao-tsé, di Confucio·,ma per parlare di scrittori da voi diletti e a noi più vicini, non sentite voi che nel leggere gli scritti dì Voltaire e di Rosseau, non ~i tratta di repubblica, non di aride forme tolte agli Svizzeried agli Inglesi da essi decan- .tati, non si tratta dico di copiaregrettamenteLondra o Ginevra,ma di rigenerare la natura umana insultata dalla vecchia Europa, di sottrarla alfine ai Conti, ai Marchesi, ai Cardinali, al regimedi Versaillescopiato in tutte le capitali, di chiedere alla Chiesaaltrettanta libertà quante ne aveva.essa chiesta al Paganesimo? Perciò voi ammirate ì Lords che Voltaire fa _parlare, e che l'Inghilterra non aveva mai conosciuti; perciò v~i amate Saint-Preux,Giulia, Emilio, nati non sulle ./

- 20 - gelate vette delle Alpi ma nel foco delle rivoluzioni di Parigi. Ora, signori, che vi ho spinto col pensiero all'altezza della scienza, e che nessuna c,rcostanza di tempo, di luogo, di forma ci travierà, possiamo entrare alla fine nel campo degli scrittori politici della nostra nazione, le cui vicissitudiniprolungate indefinitamente nel passato, sono due volte state le vicessitudini del mondo. Io non vengo a lodarvi i nostri scrittori politici, cosa superflua, sopratutto in questi tempi in cui si tratta di stabilire il dominio non dell' autorità ma della ragione. Troppo sono i nostri idoli, la critica urge, e d'altronde le contraddizioni che sussistono tra le nostre glorie ci obbligano ad essere liberi per forza. Io non vengo neppure ad esporvi le teorie, le varianti, i commenti, la scolastica di quattrocentocinquanta scrittori , i quali discutono delle diverse forme dell'arte di governare, d'insorgere, di combattere, di resistere, di ascendere, di soppiantare.Simile alla filosofia che non sta nel sillogismo, il concetto della nazione, non sta nelle sue forme che basta notare. Io vi parlerò delle idee, del pensiero che tratto di sistema in sistema con giro sempre più vasto ha necessitato il variare e l'alternarsi dei governi. Se ·la Repubblica di Platone ci inspira ancora , benchè concetta nel foro d'Atene, sè Voltaire e Rousseau ci animano ancora benchè sconfitti siano stati i loro discepoli,non meno potente sarà la scossadelle rivoluzioni guelfe e ghibelline , religiose ed empie, patrizie e plebee immortalizzatedai nostri scrittori. Voi intenderete con S. Tomasola Chiesa,con Dante l'impero, con Macchiavelllia nazione, con Campanella. • I

- 21 - l'eterno diritto d'utopia che muovele nazioni. Nè ci fermeremo ~!l'autore della città del sole, programma fallito, di un avveniremisterioso.Quandodecaddero i nostri maggiori continuarono essi silenziosamente r antica tradizione della Ragione di Stato che mo• mentaneamente intervertita qui in Torino, in queste vie come se, Bottero, fosse presago de' futuri destini di questa città ristabilivasi poi ovunque svolgendosi più vasta coli'aspettativa di un risorgimento generale. Destinata a regnare, destinata quindi a sorpassare il Papato e l'Impero, la Ragiorf di Stato volle inRegnare··asostenere le parti di Dio sulla terra e fu studiata comeun'occulta necromanziaper signoreggiare sulle moltitudini, per comandare alle religioni, per eludere la morale, per rendere inutile o .secondario il valore militare. Si disse che essa presiedeva in Francia alla S. Barthélemy, ed alle stragi repubblicane di settembre, e che i suoi precetti si .attuano ogni qualvolta il sangue scorre a rivi nelle rCittà,o quando una subitanea iniquità muta la sorte ·di uno Stato, o quando un delitto occulto sorpassa l'immoralitàdelle ecatombeordinate in pien meriggio. Quest'arte sarebbe essa l'ultima verità o l'ultimo delirio de'nostri scritto'ri? Si rivela essa comela tomba -dellaRepubblica di Platone o come il preludio di pii1 .ampiaveduta? Dobbiamonoi considerarlacomel'uno dei più amari frutti della scienza o dopo la nuova scienza di Vico sarebbe essa piuttostol'emblema di scoperte imminenti? Io tratterò queste nostre questioni ·colla libertà del Regno, le interrogazioni saranno molteplici, le conclusioni libere e le applicazioni disinteressate per quanto lo comportala nostra natura.

- 22 - Se potessi raggiungere la vera meta della scienza e toccare l'assoluto, io disdegnerei quasi ogni pratica conseguenzae vi ricorderei il fanciullo risuscitato dal santo che lo voleva rendere alla desolata .famiglia dei Massimodi Roma. Destocome da un sonno egli guardò il suo benefattore, lo ringraziò; ho visto il cielo, gli disse, più non mi curo della terra, e di nuovo chiuse gli occhi per sempre. Se avessi visto il paradiso della scienza, vi direi conoscole leggi dell'umanità, so con1ele nazioni cammineranno finch~ il sole rischiarerà la terra; andate, siate legislatori, tribuni, ministri, generali; dividetevi, unitevi, scomponetevi in quanti partiti volete; io vedo i fili che legono le vostre azioni alle sorti generali della patria e del mondo, io conosco le vittorie che dovete riportare, le sconfitte a cui dovete soccombere, la facoltà di odiare si è spenta nel mio cuore e più non· posso mescolarmi nelle battaglie dei mortali. Ma io non mi vanto di tanta elevazione,io so pur troppoche la verità assoluta è chimera che sorge nella mente per suscitare ed ingannare Je nostre speranze, che illusione necessaria essa brilla solo per rendere possibile il duro tedio della vita. Falsa divinità è quella dell'uomo. Nel giorno delle battaglie la scienza deve finire per lasciar il posto alla fede, e allora i dettami della politica ci possono assistere in faccia al nemico per intendere la svariata possibilità delle attitudini a dispetto di ogni pregiudizio. In ciò giustooccorre il consigliodf Naudèe, il quale benchè raccomandi di parlare sottovoce nelle catacombe della ragione di Stato, dove come nelle caverne il rimbombo della parola può far cadere pesantissimimacigni, rassicura nondimeno i suoi iniziati dicendo

\ I \ - 23 - loro di non porre mano alla politica senza la profonda persuasione che quanto esiste possa cadere e svanire in un istante. Con tal convinzioneguardate i nemici vostri: non v'imponganomai nè l'antichità del potere nè le adorazioni delle moltitudini,nè l'apparecchio degli armati, nè l'ostinazionedei credenti; giunge l'ora in cui gli idoli più venerati scompajono per sempre. I

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, LEZIONE II. ' TEORIE GUELFEDEL GRANDI'NTERREGNO 1222-1330. L' Oculus Pastora/is prima pagina della politica italiana - scritta nell' istante della prima guerra civile - nell'intento d'istruire il Podestà - propende al despotismo formolagenerale delle rivoluzioni italiane - e combatte la repubblica del Papa e dell'Imperatore - S. Tomaso generalizza la ditattura dell' OculusPastoralis - e ne trae la monarchia discrezionaria- Tolomeo da Lucca estendendola ne deduce la teocrazia del Pontefice - AgostinoTrionfo esagerandola ne fa l' istromento della reazione guelfa contro i signori. L'Italia sta dinanzi a noi colle sue glorie, colle sue libertà e colle titaniche ambizioni del Papato e dell'Impero. Essa parla sull'arte di regnare; che dirà essa ai popoli d'occidente? Apriamo i libri politici che devon_orivelarne il pensiero. Il primo scritto .che noi incontriamo è una vecchi~ pergamena che porta la data dell' anno 1222

- 28 - col titolo di OculusPastoralis, per la prima volta stampata cinque secolipiù tardi nel terzo dei quattro grandi volumidelle Antichitàitaliane del Muratori.- Prima di questo scritto troviamo tesi staccate, dibattimenti particolari o sul patto di Carlo Magno colla - Chiesa o sulla separazione dei due poteri, o sulle pretensioni di GregorioVII, o sui diritti dell'Impero; ma nessun libro, nessuna composizioneche a rigore possa dirsi di politica generale, cioè di teoria, sciolta dalle preoccupazionigiuridiche, e che miri risoluta~ mente alla creazione di un potere, dotato di forza plastica e direi quasi magica per reggere o trasfor-· mare le umane società. Nell'OculusPastoralis si pensa per la prima volta agli incanti dell'ambizione. , Non posso prendere tra le mani questo misero trattato pieno di lacune e non termina.to, questa pergamena rosa dai tarli, senza provare una specie di contraddizione nei miei sentimenti, che mi portano nello stesso tempo al rispetto e alla commise- . razione. Io m'inclino dinanzi alle prime pagine della politica italiana, io ]e venero nella prima manifestazione d'un'altissima vocazione. Qui cominciano, qui nascono Dante, Macchiavelli, tutti i nostri maestri, ma qui non intendiamo che un vagito, non vediamo che un neonato. Ci pare di contemplareun quadro del ~III secolo colle linee sue fanciullescamentestudiate, accuratamenterozze e bamboleggianticon senile astuzia. Il titolo stesso del libro annunzia un candore che troppo·svela la soverchia innocenza del tempo e dice: OculusPastoralispascens officia et continens radium dulcibuspomis suis, - il resto concorda col zotico latino di questa prima riga, e le sue sei parti

• - 29 - si svolgono prosaicamente esponendoci quant_ov' ha di più materiale nelle funzioni del Podestà.' - ·vi si parla degli officiali, dei consiglieri, dei· giudici, dei salari; vi si trovano discorsi preparati per tutte le occasioni, e il nostro anonimo si presenta come il benevole suggerit9re di tutti i gran signori alcun poco ignoranti, i quali si sarebber trovati in crude-_ lissimo imbarazzonon possedendo il preziosolibretto, nel quale stavano preparate tutte le orazioni, che dovevano improvvisareo per entrare in carica o per acquietare le sedizioni, o per far l'elogio di un defunto predecessore, o per congedarsi dalla città che avevano retta durante un anno. Voi vedete che pochissime cose potrei dire se dovessi fare un commentario dell' OculusPastoralis, e voi forse non sareste abbastanza pazienti anche se volessi limitarmi a leggervi il solo capitolo. - De responsionepotestatisveteris - o quello - Depapulari mortuo - o quello _- De mortuo in partibus remotis. - Ma io vi ho promèsso di farvi considerare la politica come il segno esteriore. delle idee che agitano la società e di farvi scorgere in ogni forma la profonda inspirazione che irrompead ogni tratto negli Stati per mutarne l'intera civiltà, e bisogna che io compia la mia promessa cominciando dal commentarviseveramente l' Oculu.sPastoralis. In primo luogo guardate a questa data del 1222, data solenne, posterioredi quarant'anni, cioè di circa una generazione alla gran pace di Costanza. Da quarant"anni le città hanno, conquistat~ il diritto sovrano di fare la pace e la guerra, astrazione fatta dal papa e dall'imperatore; da quarant'anni essi formano leghe, contro leghe; s'impegnano in un' iliade.

- 30 - di combattimenti; e sulla terra del pontefice si collegano coll'imperatore,su quella dell'imperatore stipulano alleanza col pontefice traendo oramai a rimorchio i due capi della cristianità. Da.quarant'anni il diritto di guerra tra le città ha dato per naturale conseguenza la guerra di ogni città contro i castelli delJa campagna, e le torri cadono, le grandi famiglie sono sconfitte e i signori de1la feudalità sono obbligati di costruire i loro palazzi entro le muradella città dove trovansi imprigionati, umiliati, condannati a subire l'odiata legge dell'eguaglianza civile, che li pareggia ai mercanti loro vincitori. Da quarant'anni i cittadini combattono sulla piazza i nuovi loro concittadini che ricominciano dai loro palazzi nuovamente costrutti a guisa di fortezze l'antica guerra dei castelli contro i viandanti, i mercanti ed i bor-· ghesi, e per tal guisa non havvi una casa, un palazzo, un villaggio che non subisca la scossa quotidiana della guerra universale. Nè state ad impietosire, ed a lamentare tanti combattimenti, tanto sangue sparso; non lo lamentavano i nostri padri rozzi sì ma fieri; sapevano essi che la libertà è una lotta e nel tempo in cui tutti i grandi esercitavano le loro franchigie col diritto di combattere il re, gli Italiani non potevano oltrepassare gli altri popoli se non raddopiando i sacrifizj reclamati dal Dio delle rivo- . luzioni. L' OculusPastoralis appare adunque nel 1222, in mezzo alla prima guerra civile degli Italiani; sei anni dopo il primo scontro degli Uberti e dei Buondelmonti imitato in tutte le città dalle famiglierivali. Non poteva apparire un istante prima, cioè durante la guerra delle città contro le éittà o contro i castelli. Ignoravano allora i cittadini l'amara scienza -

- 31 - delle sedizioni e obbedivano·-comeordigni inanin1ati alle leggi generali della nazione. La 1)0liticadoveva nascere colla prima scissione laica, colla prin1a distinzione del bene e del male. In secondo luogo notate il soggetto dell' Oculus Pastoralis, che dà le sue istruzioni al P9destà nell'istante in cui quest'essere nuovo, recentementeapparso sulla scenapolitica, sostiene lo scontro del Papa e dell'Imperatore determinati a spegnerlo- Chi è desso? voi lo sapete tutti. - Egli è il giudice militare, il despota annuo che ogni città chiede ad una città amica o vicina, perchè gli serva di Dittatore contro la guerra civile imminente fra la casta dei cittadini e quella dei feudatarj deportati per forza nel recinto delle mura. Da un istante all'altro una parola fraintesa, un gesto equivoco,l'abbandono d'una fidanzata, un amore ardito, una millanteria giovanile, un bagordo da taverna possono destare la collera di una famigliafeudaleo cittadina, la quale traendo secotutte le altre famiglie della casta sua, si scateni contro l'offensore o l'offeso, schiacciandone i numerosi partigiani. Da un istante all'altro la metà di una città può perire tra gli incendj, e perciò si chiede un signore estraneo, che giunga coi suoi armati, coi suoi ufficiali~coi suoi giudici e contenga col terrore gli Uberti e i Buondelmonti, i Lambertazzie i Gerenni e tutte . le famiglie sul punto di venire alle prese. Ed alto è il concettoche l'anonimo si formadel suo argomento; fino dalle prime egline trae il principioda Dioripetendo il motto omnispotestasa Deo e consiglia ali' eroe suo di « procedere fondato sulla giustizia, « sulla riverenza, sull'amore,senza famigliarità,senza « sussiego » via regia incedens,mediustutissimuseat. •

- 32 - Il primo discorso che gli suggerisce concerne appunto il caso della civile discordia che incrudelisce tra i cittadini, e gli ultimi discorsi, gli sono sussurrati all'orecchio per i quattro casi distinti in cui desideri la guerra, non la desideri, ·1a rifiuti, o ne tema i pericoli. Gli altri consigli tendono a fondare un piccolo regno al seguito della nomade signoria del p9destà. Ma perchè questa prima sapienza prende essa l'odiato aspetto del dispotismo? Quale attrattiva funesta spingeva l'anonin10 ad idealizzare la rustica ditattura d'un funzionario temuto e stipendiato dai cittadini? Non sarebbe forse il caso che ci fa cadere nelle mani un primo scritto ditattoriale? Non sarebbe forse un errore, un travian1ento la predilezione del primo scrittore politico, per la signoria? , Non ci sono errori, o signori, non casi nella politica; ognuno opera come vuole e deve coll'infallibilità dell'interesse, e lungi dall'essere un accidente letterario l' OculusPastoralis è ditattoriale, e, se occorre, tirannico, perchè la ditattura o la tirannia sarà ora mai la formolagenerale delle rivoluzioni italiane. Difatto ogni rivoluzione italiana sorge di continuo contro la legge ponteficia e imperiale, cerca di scuoterla, di attenuarla, di annientarla, si riduce ad una vera lotta contro la libertà rappresentata dai due primi capi della cristianità. In oggi sì mutati sono le circostanze, sì corrotti gli antichi ordini della nostra civiltà, sì sconvolti i nostri concetti sul nostro proprio passato, che dimentichi di noi stessi credendo monarchico l'antico dominio del ponteficee austriaco o spagnuolo quello dell' imperatore, ci giudichiamo quasi sempre applicando a controsenso le idee della , \ I

'3 'l I • - f Ù' - ... . ' Francia dove i due concetti di rivoluzione e di repubblica sono sinonimi. Noi propendiamoquindi ad opporre-l'idea della libertà al pontefice,all'imperatore, all'organizzazione degli antichi Stati italiani e volontieri associamo questa libertà contro gli antichi capi della penisola colle rivoluzioni di Parigi, contro gli antichi capi della Francia. Ma queste nozioni mal rispondono all'_anticosistema italiano, il quale for-. mava una vera repubblica appunto perchè sottoposto al pontefice di Roma ed all'imperatoredi Germania. L'Italia era libera a causa del ponteficeche la Chiesa disarmava, che c9nsideravasi come semplicepreside, che viveva quasi nomade nel centro dell'Italia e che regnava su città le quali fino agli ultimi tempi erano quasi repubbliche. L'Italia era libera a causa dell'im-. peratore sempre assente per prinGipio, federale per nazione, nomade per. necessità, e conservatore della legge che voleva quasi indipendente e inviolatoogni Stato, ogni Comune. L'Italia era libera perchè il papa e l'imperatore stavano dualizzati, cioè opposti l'uno all'altro ed interessati ad alleggerire ed alternare a spese l'uno de11a' ltro il peso della loro grandezza, mentre l' unità francese sopprimeva ogni franchigia col moto uniformementeaccelerato della sua centralizzazio·ne.L'Italia era libera a causa della natura elettiva de' suoi due presidi di continuo rinnovati · l'uno dal conclave di Roma, l'altro dagli elettori di Germania. Da ultimo l'Italia era libera a causa del patto o dell'unione de' suoi due capi associati fino dai tempi di Carlo Magnoe di Leone III, nell'intento di schiacciar~ il despotismo longobardo e di rendere per sempre impossibile il dominio di un re. Per tal guisa la nazione fioriva colle sue città dotate del 3 ..

I diritto di guerra, col suo regno del 1nezzodìondeggiante tra i due capi come una repubblica toscana e co' suoi Duchi, Conti, l\tlarchesiobbligati di accettare le condizioni generali della libertà come le famiglie cittadine e concittadine degli Uberti e di Buondelmonti. Ora appunto perchè la nazione era libera e repubblicana la rivoluzione che l'assaliva, per raddoppiarne la dernocrazia,era monarchica, sdegnava i parlamenti, armava i dittatori, invocava il giudiziodiscrezionario dei capi contro la legge e s'intende che il primo grido della politica italiana abbia acclama!o il podestà. Tale è la legge generale di tutti i popoli: dove regna la monarchia si progredisce colla repubblica, quantunque le soluzioni siano monarchiche; dove regna tradizionalmente la repubblica l'insurrezione è monarchica, benchè le soluzioni siano repubblicane. DapperLuttole rivoluzioni adottano forme opposte a quelle del potere dominante e sono repubbJicane in Francia coi comuni, colle leghe, colla Fronda, colla Convenzione; dispotiche in Inghilterra coi principj orribili che inauguravano la riforma e col severo protettore che rinnovava la nazione; Roma di forma repubblicana progrediva coi dittatori e sotto i Cesari vediamoi lampi dello stoicismorepubblicano. Finalmente noteremo che spettava il parlare, l'istruire, il precedere all'autore dell'Oculus Pastoralis, come spetterà nelle epoche successive agli scrittori monarchici il privilegio di spargere la maggior luce sulla politica nazionale. Per difendere quanto sussiste non occorre l'inspirazione novatricedel genio;la prudenza, la diligenza, l'assiduità, ·1a mediocrità bastano; si fruisce della tradizione come-di un patrimonio trasmesso dagli avi, come di un bene naturale, di una beati-·

3,u - o - todine inconsciente che solo si rivela nell'atto che un accidente ce l'invola. Ma non si oltrepassa la sfera del passato, nulla si ,·aggiunge al patrimonio degli avi senza prima comprometterlo, senza avventurarlo, il delitto dì lesa maestà è la condizioneprevia di ogni progresso morale. Perciò nel f 222 nessun scrittore di politica pontificia o imperiale o federale o repubblicana, mentre il pensiero italiano si desta per assistere il podestà assalito dall'imperatore Federico II. Tale è pure la legge generale di tutti i popoli: la Francia, di continuo obbediente ai re, insegna la liberta a tutti i popoli con Bodin, Montesquieu, Voltaire; Rousseau, co' suoi miglioriingegni: l'Inghilterra sempre libera e parlamentaria di tradizione idealizza il despotismo e lo fa ammirare negli . scritti incendiarj di Hobbes o di Gibbon, mentre ~Iilton, il gran poeta della nazione, deificala monarchia nel suo Paradiso e mette nell'Inferno la forma costituzionaledel parlan1ento.Fra gli antichi l'ateniese Platone si rivolge a Dionigi il tiranno; Zenofontc~ scrive l'apologia dell'educazionepersiana, e l'Italia, terra di libertà illimitate darà alla monarchia i suoi più grandi ingegni. Non ho tanto insistito sull'umile lavoro delI'Oculus Pastoralis se non perchè spiega d'un tratto l' epoca successiva del grande interregno e l'apparizione subitanea di S. Tomasosulla scena dei politici italiani. 1 Invero l'epoca spaventosa e redentrice che 'sorge trent' anni (cioè una generazione)dopo lo scrittore ,dell' OculusPastoralis, consiste appunto nel perfezionamento della gran repubblica italiana, scioltadagli ostacoli che l'incagliavano.MortoFedericoII, Cesare è veramente assente, il f ontefice più non inspira nè

- -, arnore nè terrore; e finisce per assentarsi alla volta sua: nessun dubbio che ogni città sia libera, che la nazione sia indipendente: nascono le arti, sorgono i pittori, gli scultori, gli architetti; la civiltà comincia, le cronache cessano di essere aride annotazioni, si vive, si respira; ma d'un tratto una rivoluzione ol-· trepassa l'infantile trovato del giudice militare, i guelfi ·e i ghibellini succedono ai cittadini ed ai concittadini, la guerra civile infierisce; entriamo nel-· l'era delle morti, delle stragi, dei grandi esigli, delle città demolite, e i nuovi capi si chiamano tiranni e· sono ditattori guelfi o ghibellini. E mentre la tirannia regna alternata a Milano coi Torriani o coi Visconti, a Verona coi Romano, o cogli Scala, a Napoli con Manfredi o con Carlo, in Sicilia cogli Angioini o coi Normanni, mentre tutte le repubbliche onbediscono agli uomini più scellerati che avesse conosciuti la penisola, il primo autore che succede all' anonimo dell' OculusPastoralis, S. Tomaso, che apre la s~rie degli uomini di genio, si consacra interamenteal culto della forma monarchica quasi non sospetti la libertà che lo compenetra. . S. Tomaso d'Aquino ! Al certo non si può immaginare uomo più elevato, più indipendente dalle vicissitudini esterne dei governi,più estraneo alle pas-· sioni delle rivoluzioni a · quelle delle repressioni. Nato gran signore su di una terra che offrivascettri ai meno distinti cittadini, egli volle vivere oscuro, monaco, l'obbedienza sola al pontefice traevalo da Napoli, a Roma, a Perugia, a Parigi, e sempre cittadino del mondo in mezzo a tante nazioni, ad altro. non mai intese se non a comb~ttere per la gran repubblica di Cristo. Non una sillaba troverete nei

,.. - 37 - :suoi scritti che lo mostri tocco da un avvenimento. Discese in terra come un genio superiore, e le scuole Jo chiamarono il ioro Angelo, le moltitudini l' ado- -rano anche adesso sugli altari, e la filosofia,memore ·degli alti servigj da lui resi alla sua causa,.gli perdona di essere stato domenicano, e lo ripone senza distinzione di fede fra i più illustri cultori della scienza. Eppure l'Angelo della scuola cede al soffio italiano, la logica sua si piega come vela del marinajo al vento del giorno: egli l'ignora e neppur vede il moto; ma abbreviati i suoi lavori, intralasciata ogni superflua·_particolarità,concentratala nostra attenzione sulle sole idee che lo distinguono dai più antichi politici, il suo moto è quello della monarchia. Che egli parli delle leggi o commentila politica d'Aristotele o che scriva il severo trattato De regimine principum egli parte dall'assiomache megliovale il governodi uno chedi piil uomini, che una perenneditattura è indispensabile per infrenare la società e per reprimere la guerra civile, i cui semi germinanodap- , pertutto; ed ogni asserto,ogni tesi del Dottorediscende da questo principio·suggerito dalla necessità rivoluzionaria di spegnere anzi tutto le dissensioni autotorizzate dalla legge e di atterrare le città, i villaggi, i parlamenti muniti del terribile diritto di resistere .al progresso e d'insanguinare la nazione. Non che il J)ottore menomamente alluda alla Italia del suo tempo, o discenda a tracciare alcun progetto, o a pronunziare una parola che tocchi i grandi combattimenti guelfi o ghibellini; non lascia egli mai le alture , della teoria, e perpetuamente astratto e quasi matematico, il suo linguaggio non permette di sa- .pere se egli appartengaall'epoca di Periclepiuttosto .,

I che a quella di Carlo d'Angiò. Il pensiero puro lo attrae, lo inspira, lo innalza, lo isola, lo piomba in un sonnabolisimo, nel quale il monologo della sua dottrina non risponde che alle obbiezioni spontanearnente sorte nella mente sua. l\1 Ia la rivoluzione lo trasporta, l'obbliga a rappresentarla, gli accorda il dono del genio e la condizionedi capitanarla contro le divisioni della repubblica italiana, e mentre sembra sormontare le proprie obbiezioni egli risponde alle grida delle plebi che desiderano la liberazione del despotismo. Seguiamo il Dottoreangelico.Perchè proclama egli il dominio di un sol capo? Perchè con esso si raggiunge lo scopo supremo della pace, senza del quale ogni altro .beneè illusorio e la societàstessan1inacciata. - Perchè ubbidire ad un re, me_ntred_uevalgono più di uno? Perchè la natura ci mostra la pace nell'alveare delle api e non nello stato esposto ai quattro venti di un parlamento. - Non siamo noi esposti colla monarchia al più grande dei flagelli, la tirannia, che sì spesso sgorga dal don1iniodi un sol uomo? Questo fantasma non spaventava già il maestro d'Alessandro, per cui egli riservava la forma del regno all'unico caso, nel quale il capo fosse dotato d'un genio sovraumano? No, risponde S. Tomaso, si preferisca la monarchia, si ubbidisca al re, si ubbidisca se occorre al tiranno, perchè almeno nella tirannia voi trovate la pace, mentre le repubbliche moltiplicando appunto i tiranni e facendo de' loro capi altrettanti re in potenza,si condannano al perpetuotormento della guerra civile. --. E che? ( continua l'obbiezione scolastica, facendorisorgere di continuo la dolce illusione della libertà in faccia alle spietate tesi del Dot-

"9 - u'- - tore) e che? disprezzate voi la repubblica, disconoscete ,-oi i prodigj delle città italiane affidate alle virtù dei cittadini? volgete voi il tergo alle virtù romane, che il genere umano ammira? sì, risponde la teoria del Dottore, l'ottimo è nemico del bene, e se volete sfuggire ai mali della tirannia cercate non nella repubblica, non negli altri governi, ma nella stessa n10narchia il rimedio d' ogni male. E qui i tanti casi svariati delle città italiane, dove coll'andare del tempo i diversi tiranni che si erano innalzati grondanti di sangue in mezzo ad una vittoria guelfa o ghibellina, ' eransi poi lentamente moderati ed avevano acquietatì i loro proprj f~rori mirando ad un pacificodominio in un interesse proprio senza dubbio, ma accetto alle moltitudini, senza essere accennati, sono astratti, generalizzati dal Dottore, applicati allo stato generico di cui solo si preoccupa, e volti ad insegnare scolasticamente la lunga serie dei modi coi quali si può trasformare il tiranno in un re. - In ogni caso si deve preferire il male determinato della tirannia alle indeterminate catastrofi delle ribellioni, e se le rin1ostranze, se l'obbedienza, se l'appello ad un superiore sono impo_tentio impossibili, si ricordi ogni Bruto che il giudice supremo delle tirannie sta nel cielo. · •.. Ma l'Angelo della scuola non può pensare allo Stato senza pensare nel tempo stesso alla più grande associazione della cristianità che abbraccia tutti gli Stati, e condotto da' suoi giudizj od anche_,se volete, dai pregiudizj suoi trasporta il moto dialettico di Aristotele in un campo che abbraccia l' intiera umanità. Aveva già detto Aristotele, che lo Stato intende ad attuare la giustizia, che in essa i governanti e

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