84 GIUSEPPE FERRAR! il vedere i nost.ri pensi~ffi occupare realmente le tre dimensioni dello spazio, farsi solidi, diventar corpi e mettersi in moto. Finalmente, lo ripeto, il processo erruivoco dell'errore può essere egualmente usurpato dalla fisica, che ha il diritto di intervertire l'i'Potesi psicologica e di negare l'io come se fosse un sogno della natura. Ma se la natura si contraddice fino ad alterarsi, ~e si altera fino ad opporsi a sè stessa nell'io, perchè non supporre che giunga nel pensiero a separarsi da sè stessa, divenendo l'io in realtà e non per errore? La contraddizione non ammette gradi; havvi contraddizione nei due casi, e se siamo deliberati -a disprezzarla, ogni cosa è possibile; non dobbiamo risparmiare i miracoli; bisogna concedere tutte le trasformazioni richieste dalle apparenze. Riassumiamoci: allorchè noi vogliamo dimostrare l'esistenza delle cose esteriori, la premessa ci manca perchè reclamata. con egual forza dal pensiero e dalla natura, in guisa che si aggira in un circolo vizioso. Il termine mectio ci manca anch'esso, anticipata.mente distrutto dalle -contraddizioni della fisica e della psicologia. Non possiamo nemmeno a:ppagare la logica sacrificando la natura, perchè la natura pretende di sacrifica.re l'io, per le stesse ,ragioni che ci consiglia.no di sacrificare il non-io. Se poi ci decidiamo ca.priccioMmente al sacrifizio, ci resta ancora l,a. missione di spiegare un errore o dello spirito o della natura; e la spiegazione dell'errore sarà assurda, quanto la creazione del mondo per mezw del pensiero, o del pensiero per mezzo del mondo.
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