FILOSOFIA DELLA RIVOLUZIONE 79 CAPITOLO III. I PENSIERI E IL MONDO S'ESCLUDONO. Benchè deliberati a concentrarci in noi stessi, non possiamo dimenticare la natura; essa ci investe colle sue imagini; e noi dobbiamo supporla ad ogni istante. Le nostre idee si riferiscono ai g-eneri, le nostre percezioni alle cose, i nostri pensieri agli oggetti; ogni fenomeno intemo corrisponde ad un fenomeno esterno. Possiamo noi passare logicamente dai fenomeni interni agli esterni? Iu altri termini, possiamo noi provare che il mondo esiste, che non è un sogno, che non siamo soli nell'universo? Le tre forme della logica ci proibiscono di uscire dal nostro io per dimostrare l'esistenza delle cose. L'identità si op-pone a questa dimostrazione. La distinzione tra noi e le cose è schietta, profonda; egli è impossibile di confondere il pensiero colle cose, la credenza coll'oggetto della credenza; e se il mondo è fuori di me, io non posso conoscerlo senza cessare d'essere io. Per l'identità non si troverà il passaggio dall'io al non~io, se non quando i due termini ·saranno identificati, cioè quando sarà tolta la possibilità stessa di tra-nsire dall'uno all'altro. - La forma della equazione trovasi egualmente impotente. L'affermazione del giudizio non è eguale all'oggetto affermato; la percezione non è eguale alla cosa -percetta. Se questa eguaglianza esistesse, il mondo sarebbe il mio proprio pensiero fuori di me. - La deduzione ci rifiuta alla sua volta il passaggio dall'io al non-io, non potendo noi trovargli nè la premessa, nè il termine medio. La premessa manca, per.chè noi non sappiamo se il punto di partenza. della dimostrazione del non-io dev'essere preso in noi o fuori di noi. La psicologia esige
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