GIUSEPPE FERRAR! distinzione che colloca i pensieri gli uni fuori degli altri, e il 1·a;pporto,che stabilisce una vera comunicazione fra di essi. Sono essi distinti? ogni pensiero si isola, nessuna idea dipende da quella che la precede, il discorso diventa impossibile. I pensieri collegansi tra loro? ecco il rapporto, cioè il moto, l'urto, l'azione, la reazione, la fusione nell'i-ntelligenza, dove questi fenomeni, benchè spiritualizzati, non sono meno contraddittorii che nella materia. Fuori di noi la materia è una .e multipla: in noi ogni pensiero è uno .per sè, e multiplo per gli elementi del soggetto e dell'attributo che lo compongono. Nel pensiero, come nelle cose, il tutto è sempre più che le parli: la proposizione ha un senso, essa afferma, nega, vive; al contrario, il soggetto, l'attributo, la copula, isolati non hanno senso, non affermano, non negano, sono la materia inanimata del pensiero. Fuori di noi i generi e gli individui si respingono: in noi sono le idee e le sensazioni che si escludono: le idee sono generali, le sensazioni particolari, e tutta l'opposizione tra i ,a-eneri e gli individui si riproduce tra l'idea e la sensazione. Fuori di noi il mondo sembra dil)tlndere dalle condizioni del tempo e dello spazio, gli effetti suppongono le cause, le qualità supche si pensi st1mpre lo stesso pensiero; Leibnitz si fermava a mezza via, non reclamava ohe la oontinuità del pensare; io do• mando .l'eternità. d'ogni pensiero, l'immobilità dell'intelligenza in ogni dato concetto. J miei pensieri non possono variare, se non succedendosi, di~truggendosi a vicenda : io non posso pensare ad Apollo, poi a Minerva, poi a Giove, aenza sostituire successivamente l'una all'altra le mie idee; nella stessa guisa che nella 11:i.tura gli esseri cambiano, trasformaudosi ~nocessivamente jn cose diverse. Leibnitz, ohe c11ufe11savaesaere coutraddittoria l'alterazione uelle cose, doveva.pur confe1sare esser contraddittorio il cominciare, il finire di ogni pensiero; Leibnitz, ohe voleva il pensare eterno nella monade, perohè uon comincia.sije per aasurdo, veueudo da. oiò ohe non è il pensiero, doveva volere eterno ogni y,eusiero, perohè non cominoias1e per Hsurdo, venendo da eiò che non è lo stesso pensiero.
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==