( 56 GIUSEPPE FERRARI getto da un oggetto anteriore che lo produce. Ma chi non vede che la distinzione della causa e dell'-effetto si riduce a dividere l'alterazione in due momenti? Non è forse ovvio che le contraddizioni dell'alterazione devono passare nel movimento della causa verso l'effetto? Se la causa esiste, essa dovrà sempre esistere qual'è, nè generare cosa alcuna; la logica, esigendo l'identità eterna della causa, rende l'effetto impossibile. Che, se si ammeLle l'eff.etto, sarà impossibil,e di trovargli una causa senza supporre che in un dato momento esso non era, e la logica, esigendolo sempre identico, sopprime la causa che lo genera. · Esaminiamo tutte le forme della causalità; la contraddizione tra la causa e l'effetto sarà sempre la stessa. Primo caso. La causa indivisibile dall'effetto passa tutta nell'effetto: cosi.opera la natura, in cui il present.e è figlio del passato. In questo caso la causa e l'effetto non sono lelleralmente che i due momenti dell'alterazione, e quindi l'uno esclude l'altro. Secondo' caso. La causa genera l'effetto senza alterarsi e rimanendo distinta dall'effetto: dopo d'aver lasciato uscire dal suo seno un altro oggelt9, dessa è ancora quella che era e conserva sempre le sue qualità. Egli è in tal modo che, secondo i C'ristiani, Dio fa il mondo senza diminuirsi; qui ,l'effetto viene dal nulla e s'informa dall'assurdo. Terzo caso. La causa genera l'effetto, moltiplicandosi nel modo che la madre partorisce il figlio. Qui v'ha da una parte l'alterazione, dall'altra l'apparizione di una cosa -nuova; da una ,parte la causa si modifica, si trasforma, cessa di essere quella che erà, e trovasi con- · dannata dalla logica; dall'altra parte, abbiamo un fatto nuovo, un fatto che emana dal nulla, e che non evita l'assurdità della sua origine se non appoggiandosi sull'assurdità anteriore della causa che si altera. Quart-0 caso. La causa contiene l'effetto, come la casa contiene i mobili, e l'effetto esce dalla causa senza alterarla e senza derivare dal nulla la sua propria origi-
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