Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

FILOSOFIA DELLA RIVOLUZIONE 615 bero veramente, che la concorrenza sia reale, naturale, che si sviluppi sulla base dell'uguaglianza e che l'uomo l'ivalizzi coll'uomo. Ma che aocade nella società attuale? Gli uni nascono ricchi, gli altri poverJ; gli uni vivono nell'opulenza, ,gli altri nella miseria: ai primi : ca-pitali, le macchine, le fabbriche, la terra, l'educazione, l'istruzione; ai secondi il lavoro senza capitale, senza istruzione, senza macchine, senza istrumenti. Dunque il ·lavoro dei primi è libero, quello dei secondi è sottoposto alla necessità, in balìa dell'impresario, del capitalista, del funzionario. Dunque la libertà di Adamo Smith è equivoca: sviluppa:ndosi sulla base dell'eguaglianza, sulla premessa della legge agraria, attua la giustizia, e confida ogni funzione all'uomo rhe vi ò predestinato dalla natura; ma se si sviluppa sulla base dell'ineguaglianza, profittta solo ai ricchi, ai capitalisti, ai possidenti, ai monopolisti. Il lavorante di Smith essendo equivoco come il proprietario di Quesnay ne consegue che la sua libertà protegge egualmente il forte e il debole, il padrone e il servo; diventa la libertà. equivoca del borghese, corrisponde alla libertà astratta dei culti, si collega colla religione astratta, impone la servitù, e conduce ad una contraddizione contro cui protesta la miseria crescente. Adunque la necessità della riforma sociale prossima o lontana e comunque concessa sorge dall'intimo dell'economia politica, è imperiosa come la ragione e la vita dell'uomo, e affida alla comunanza dello St&to la missione di eguagliare le fortune. . . . Con0ludirumo. Interrogata sotto ogni -aspetto, la filosofia conduce a due inevitabili conseguenze, il regno della. scienza, il regno dell'eguaglianza. Qu~to era l'intento dei ,primi filosofi, questo è l'intento della rivoluzione. I primi filosofi ne furono i -precursori : ma tra-

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