Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

FILOSOFIA DELLA RIVOLUZIONE lìgìone o ooll'ìrreligione la rivoluzione sarebbe stata vittoriosa. Che fa Luigi Fili,ppo·? Principe di una ieol"ia cho crede all'individuo, e che concentra la redenziono nel ceto me<lio, si volta contro il moto delle moltitudini ,p01litiche; allora non più l'inazione, non più l'apatia del non intervento e lo aocetta solo sotto la forana più giudaica per togliergli il senso incendiario; in ogni vertenz.a lo delude con tacile convenzioni, lo falsa spietatamente coll'interv,ento d'Ancona che rassicura il pontefice; in Polonia, altrove sono le stesse frodi -avventurate suH'onda di ciarle liberali e per sua sventura deve renderle pubbliche, sfoggiare alla tribuna la sua sa'Pienza, confessare il suo secreto già indovinato da tutti, lusingare i popoli ed i re, tergiversare in modo da essere universalmente discreditato e ne risulta che da' suoi adulatori vien detto il Napoleone della pace, ma da lutti l'uomo della pace ad ogni r.,osto, della paura sconfinata; e dopo diciotto anni dì regno, nei quali evita colla ~.assima _cura i falli de' ire monafichi destituit-i dalla rivoluzione, in guisa che non tradisce come Luigi XVI, non s'avventura colla guerra, come Napoleone, non viola la carta, come Carlo X; nell'ultimo momento, qual regio ilota, cade fulminalo dalla rivoluzione del disprezzo, senza sa,perne il perchè. Era un semplice dittatore, un re d'oc-casione. CAPITOLO VJ. JL GOVERNO DELLA LIBEBT,\. I nostri veri nem1c1 non sono più nè marchesi, nè principi, nè re, ma si chiamano tutti cittadini e sono borghesi che vegli,ano inesorabili alla difesa della proprietà e de,lla religione. La sera dei 24 febbraio Parigi era t,riste; le vie dei ricchi quartieri eranc deserte; la ·bo~ghesia sentiva che, es·pulso T,uigi Filippo, divenis; ..

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