Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

FlLoSO~'IA IJELLARIVOLUZIONE 587 Napoleone in poi ogni moto francese è moto immedia l,amente europoo; J.a supremazia francese cresce ad ogni giorno, cresce talmente, che in Italia, in Germania, dappertutto, le reazioni st-esse si ra,ooomandano a1le reazioni di Parigi. CAPl'l'OLO V. LA MONARCHfA IN FR.\NCIA. I Borboni furono imposti dall'Europa; ma nè Luigi XVIII, nè Carlo X, nè Luigi Filippo non esercitarono mai il vero potere regio, non ne ebbero mai nè ]',autorità incontestata, nè il pri·ncipio sacro: nessuno di essi fu ,padre del popolo, l'anima della nazione, l'uomo indispensabile a cui nulla può supplire. Dopo Luigi XVI, dopo il 93, la monarchia cessò o Yion fu più alLroche un .governo di dittatori. Nel fatto i Borboni re-gnarono sempre assedi.ali dalle cospirazioni, poi in tre giorni furono sbanditi; il loro governo era dunque provvisorio, forzalo, effim€ro: la rivoluzione non era adunque vinta, e -il dato vitale di Volt.aire e di Rousseau sussisteva, ed era mestieri aippagarlo. La cost.ituzione accordava una libe·rtà rifiutata da Nrupoleonee necessaria per rivedere le idee e gli avvenimenti sì violentemente portati fuori dall'orbita or<linaria dal 1789 al 1814; una nuova generazione si consacrò adunque all'esame dei fatti compiti o da compiersi e il genio che presiedeva alle iniziazioni della Francia ~ccolse i cont.i, i marchesi, i cort.igiani, tutti i reduci dell'emigrazione, compreso il re, come si a;ccoglievano gli iloti al banchetto di Sparta per ubbriacarli e per studiarli; i re, i vescovi, i conti, i marchesi avevano vinto, ed erano a,ccolti, a patto di lasciarsi sindacare i,n ,pubbHco. , Il pr-i,mo alto del nuovo principe fu di congj-derare

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