Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

GIUSEPPE FEHHAIII detti o controddelti o oscuri o sibillini e una volta la l'epubblica rassicurata sui termini medj legali od uffìci,ali delle sue astrazioni, ila ragione d'essere del ditlal.ore cessò ed istantaneamente rifatto cittadino smaniosamente calunniatore di tutto e di tutti scomparve dal numero dei viventi dove ,non avrebbe mai più trowi.l-0una :mano da stringere. Daochè tratbavasi solo di combattere l'antico governo, m~mo la religione, meno la .proprietà, altrettanto valevano i termidori,ani e i loro successori, i quali, in quanto risparmiavano il sangue, erano migliori dDl deputato d'Ar.ras. CAPITOLO IV. LA GUERHA ESTEllNA. Napoleone succede a Robespierre nel giorno !Il cui la patria nuovamente minacciata dallo straniero non ha un ministro che possa imaginare di farlo fucilare per essere accorso abbandonando il suo posto d'Egitto. Chì dirà che non difenda la Francia o che non r,appresenti la demo('.raiza? Qualunque sia la sua intenzione, egli continua la gu0'I'J.·aliberatrice del 92; egli è terribile, corno Robespierre, nella grande repubblica della cristianità. Quando pensiamo ,a' suoi nemici, quando lo vediamo accusato, odiato, vilipeso da una mano di re che guidano alla strage popoli di bimani, retti col bastone; quando vediamo J'esercito francese vittorioso contro sei coalizioni europee, e due milioni di francesi che muoiono gridando: viva l'imperatore; quando leggiamo i libercoli della vilissima reazione che oggi ancora scrive, vocifora, tradisce, uccide e s'inebbria di sangue in tutta Europa; quando pensiamo alle innu- _merevoli infamie dissipate in Italia, in Piemonte, al solo apparire di Napoleone; quando .pensi.amo che, nemico fatale dell'antico regime della cristianità, egli

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