GIUSEPPE FERRAIII ascoUal-0ne' ,primi mornonti, egli rimase assolutamenLe solo, ma a' primi disastri campali la Franci-a cadde nel suo sistema e la GiJ'onda ne subi l'impero a suo malgrado e senza saperlo. Quando Vergniaud, il capo della Gironda, propone di dichiarare che la patria è in pericolo, cgl i altro più non è che un discepolo di Robespierre. Lo copia dopo l'e\·ento; lo segue accusando la corte, si dichiara in orrore dinanzi alla rivoluzione o confessa che fu richiamato l'esercito del nord quando era viLtorioso, confessa che la Francia è minacciata sul fieno, confessa che il re ha rifiutata la sua sanzione a nn decrelo contro la sedizione cattolica, a un decreto per stabilire un campo tra Parigi e la frontiera. Egli riconosce che il re non difende la Francia, che lo straniero vuol difenderlo, che Coblentz, che il trattalo di Pilnitz, che Berlino, che Vienna si collegano contro la rivoluzione, che il nemico marcia su Parigi, che le Tuilleries si armano, che il ministero· tradisce; in somma, che la guerra ha messo la patria in pericolo. Vinto l'equiYoco della Costituente che annullava la dichiarazione dei d iri lti dell'uomo si manifestava la differenza tra il re e la nazione, tra il nobile o il funzionario, tra il sacerdote o l'uomo. Il re cadeva, i tra- ' dilori erano puniti, i tempi di Robespierre erano giunti; ognuno voleva ,rinnovato il 'I)alto sociale, e si convocava la Crmven~ione. Alla fine la ragione, proclamata dea, desti luiva il Cristo; il calendario era mutalo, ai santi del cielo ~rano sostituiti gli eroi della terra. Quattro soli anni bastarono al trionfo dell'irreligione quale era sorta rnigli scritti di Voltaire, nelle pagine di Rousseau, nei cuori di tuUi i capi della Francia. Dobbiamo ora trova.re nelle stesse teorie di Robespierre e non altrove la ragione deUa sua caduta, e questa si palesa nel nuovo equivoco per cui egli vela ancor.a. la dichia:razione dei diritti de1l'uomo, limitandosi a <'Ombattere il nemico nella forma dell'antico rogime, illudendosi egli pur-e sui tre punti della religione, della proprietà e del governo.
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