Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

554 GIUSEPPE FERRAR! riunisca tutti i popoli. Questa sua intenzione è mia congettura, ma la credo generosa per,chè scorrendo Campanella si vede dappertutto l,a metafisica della forz.a e dell'impostura che ,calpesta ogni morale predicando l'assassinio de' .protestant.i, le colonie antiche, la deportazione d'interi popoli, gli eserciti di giannizzeri e l'inquisizione regina del mondo (1). La metafisica era impotentissima; la sua stessa impotenza non era sua, e. come quella del Petrarca, apparteneva ad una magniloquenza spensierata che stordiva le menti, impediva ogni giudizio sulle contraddizioni positive <iella vita, assolveva ogni corruzione, proteggeva ogni ingaTino felice, ogni evenl-0 fortunato. Si sosteneva finchè innocua; ma quando il talento o l'imprudenza o la mala fortuna dei filosofi le dava un senso, al .primo gesto della re.azione si dileguava silenziosa. Il classicismo italiano si era sempre ,professato riverente ad ogni culto, li credeva tutti necessari; or bene, il cattolicismo reclamò quel •rispetto che gli si professava esteriormente a nome dell'antica mitologia: e fu reso a .Cristo e a Cesar-Eiquanto apparteneva a Giove ed agli eroi da lui proteUi. CAPITOLO V. LA METAFISICA DEL SECOLO DECIMOSETTIMO. Nel decimosettimo secolo le scienze fisiche raddoppiano il moto della rivelazione, il cristianesimo è vinto da ogni Jalo, la storia, i viaggi, le scoperte fanno sen- _tire l'urgenza di sottrarsi alla sua autorità e di pensare liberamente. Il pr,incipio del libero esame e il lavoro (1) Vedi De ,·eligiosi, Campat1ellae opi1tio1libu1: Auotore Iosepbo Ferrari. Paria, 1840, - Vedi altrea\ il mio Co,-,o 111gli ,critlori politici italia11i, Lezione XVI, XVII, XVIII.

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