Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

520 GIUSEPPE FERRAR! trambi hanno lo sguarto vòlto vel'so la natura; entrambi non isperano se non quanto essa può concedere. Ma essi non sono animati dalla stessa fede. Epicuro diffida, non si crede sicuro in un mondo creato dalla cieca divinità del caso; paventa :i.afortuna: fugge la folla, ceroa la solitudine, -limita i suoi piaoori; si direbbe ch'egli vuole annichilarsi per ce.re.are la felicità: la sua fisica non tende ad altro, che a liberarlo da-1 timore degli Oei; e quando siffatto scopo è '!'.aggiunto, egli si addormenta nella ipace del nulla. Nella viLa Epicuro cerca la solitudi·ne per togliersi al caso degli atomi, nella morte la cerca ancora per togliersi al caso degli Dei. Veggasi inv-ece.Bacone: egli si fe11manella materia, ma la scorge animata o ragionevole, la studia per chiederle i prodigj dell'arte; il suo metodo naturale promette i doni dello spirito santo a tutti gli uomini; a.a sua scienza, restringendosi ana terra, vi crea un nuovo mondo, il paradiso dell'umanità. Quindi Ja sua utopia si propaga ed .ingra'lldisce, la nuova vita scintilla nell'oochio de' suoi discepoli, ,le invenzioni e le scoperte traboccano per tramutar,e la terra, e ,la distanza che separa Epicuro da Ba.eone, separa il mondo antico dal mondo moderno, e si ripete ogniqualvolta ,paragoniamo i filosofi della nostra era cogli uomini dell'antichità. Il commereio e l'industria sono l'opera dei nostri istinti; vivono direttamente sotto il ,regno della natura, s'i'Iloltrano sempre verso l'ignoto; non si sa mai quale scoperta, quali prodigj contiene in potenza l'industria del momento; solo è noto ch'essa modificherà l'ambiente in cui viviamo, che ci trasporterà in un mondo rinno1ato, che ivi sorgeranno altre passioni, altre volom.,, A che ivi un nuovo lavoro -rioomincerà per sosoing,erci anch'esso verso una nuova rivoluzione. L'antichità applaudiva forse all'azione dell'industria e del oommercio? No, .la combatteva con un odio sistematico. Atene e Roma la disprezzavano; Sparta la sopprimeva; Platone, il gran discepolo di Socrate, voleva fondare la sua repubblica lungi da ogni consorzio, lungi dal mare, {

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