Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

512 GIUSEPPE FERRAR! CAPITOLO IV. LA HIVELAZIONE CRISTIANA. Il cristianesimo presenta tutti i vizi della rivelazione soprannaturale. L'elevazione del dogma, Ja grandezza della dottrina non vi sopprimono l'i<lolatria, il miraool<l, la favola, !'-autorità, la dominazione, chè anzi quanto più esso è perfetto, tanto più raggiunge la perfezione del vizio. Il Dio cristiano non trasporta più la vita all'origine de'lle cose, ma vi trasporta la ragione; non divinizza più il vivere, ma divinizza il pensare, e invece di servirsi del maschio e della femmina per generare il cielo e la terra si serve della forza dell'intellige11za, e surroga i'ordine delle iidee all'ordine dei sessi e degli istinti. Il cristianesimo ha depurato i dogmi orientali, il suo verbo ha rigenerato la Trimurti vitale dell'India, la sua trinità ha riassunto il lavoro filosofico della Grecia, ha iniziato il mondo ai misteri della scienza; ma alla fine il suo Dio si rivela; e nel momento della rivelazione è un idolo; parla ad Adamo colle passioni di un uomo, lo rpunisoe coll'odio di un demonio; dirige da despota il popolo eletto, governa la chiesa da re ed essendo una persona infinita, degrada la natura all'infinito. Perciò il paradiso e l'inferno riducono la terra a un accidente, la vita ad un sogno: la vita stessa s'interverte, e il cristiano t.rasporta nella morte l'intero suo dtistino. Un Dio, pura intelligenza, rivelandosi, combatte tutti gli istinti. La Bibbia è avara di mirrucoli; non imita le religioni dell'Oriente, non isconvolge la natura coi prodigj; si direbbe che p-revede, che teme lo sguardo delle scienze positive. Cristo non discende sulla terra per combattere contro le catastrofi cosmiche; il gran pro- , <ligio della redenzione, si compie nel mondo degli spiriti; le conseguenze rimangono circoscritte nella sfe-

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