Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

FILOSOFIA DELLA RIVOLUZIONE 511 gli idoli, quando 1i facevano parlare, quando ingrossavano la voce coi tubi, potevasi dire che essi medesimi fossero musi da. un errore involontario? Se a Dodona, se altrove l'eb'brez~ poteva ingannare gli stessi sacerdoti, l'impostura è patente nel mondo antico, gli auguri non potevano incontrarsi senza sorridere, dappertutto la menzogna compiva Q'opera dell'analogia e dell'allucinazione. Il buddismo, il cristianesimo e H maomettismo sono tre religioni senza oraooli, senza auguri; gli artifizi dell'impostura non vi si ritrovano, ma non escludono la menzogna. Perichè la finzione segue i miti, nè può dividersi dal miracolo; non si trasporta a Loreto la casa delìa Vergine, se l'errore non è sussidiato dalla finzione; non si fa liquefare il sangue di san Gennaro, se la fede non ha oompUce l'inganno; non si scrive la biografia di santa Filomena, se lo scrittore non perfeziona la leggenda ooH'im-postura. Ministro dell'errore, il sacerdote è condannato ad illudere suo malgraido. Ogni religione ha i suoi avversari, ogni santuario ha i suoi nemici, ogni chiesa è necessariam~mte militante; i miracoli sorgono spontanei nell'imaginazione del credente e se il teologo non li accetta, se disinganna il popolo, dà ra,gione al nemico, la religione pericola e gli convien mentire per l'onore di Dio. Di là tutte Je leggende dei santi. Poi, per un movimento regressivo dell'imaginazione, si falsa•no1 libri sacri di proposito deliberato, il falso ingrandisce il passato; Mosè, Cristo, Budda, toccano alla grandezza impossibile degli Dei nel mentre che si attrìbuisce agli antichi nemici Ja malvagità soprannaturale dell'inferno. · Così la rivelazione sacra dà una triplice m~mtita alla rivelazione naturale; essa mente osservando i fatti generali come se fossero eccezioni, mente trasportando la legge nel regno dell'allucinazione, mente ancora compiendo l'allucinazione colla finzione. . •

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