504 01USEPPE FERRAIU ne, sviluppandosi col genio delle conquiste: quindi le grandi invasioni barbare, i Pelasgi, i Galli, i Tartari, i Germani e i Romani che furono l'espressione ideale del patriziato conquistatore (1). Se l'ignoranza nativa vincolava l'uomo alla religione, se la mente umana non poteva sorpassare le necessità imposte al conoscere e al ipensare, se la religione era l'errore teorico che non potevasi evitare, la conquista sotfo mille forme e nei suoi innumerevoli accidenti, è l'interesse che la religione santificò e servì. Il suo Dio fu il Dio dell'ingiuria, il Dio del vincitore; il suo miracolo fu la vittoria, la sua autorità fu l'autorità del padrone; dappertutto la rivelazione soprannaturale guidò !'avventuriere alla conquista della terra promessa; dappertutto predicò agli schiavi, ai servi, ai vinti l'obbedienza come un dovere. .. -.;.-~i: -(-~~--;• ..... / .,• :. CAPITOLO III. l FENOMENI RELIGIOSI. La .religione è un sistema ,regolare come ogni si- ' sterna; il canto de' primi poeti non fu più libero delLa Somma di San Tomaso; i profeti che trasportavano a Dio· la ~agione dell'uomo furono prudenti quanto lo richiede il metodo di Bacone. Ma la sapienza dei barbari è folle iperchè si svolge al rovescio del buon senso spinta verso l'assurdo dall'errore di Dio. Il sacerdote deve provare l'esistenza degli Dei invisibili, indovinare le loro avventure nelle regioni inaccessibili ai mortali; la sua religione vuole spiegata istoricamente la potenza divi·na, c-hesi .fagioco degli ostacoli della materia. Gli Dei sollevano i flutti del mare, governano le tempeste, pe- (1) Essaia siir le p1·i11oipe t les Umites de la pMloRophie df l'Aistoil'e, pag. 267, ~ 1. - L' hiBtoire ideale a11poi11t da vue de, in11,-61,. . ----··-----·-·
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