Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

500 GIUSEPPE FERRAR! ------------ sinua tra i fì:sici, s'insinua a caso; essi volgon le !palle alla religione senza essere irreligiosi; separano la flsioa dalla religione, stanno assorti nelle loro specialità, nè si curano d'altro, ma una spooialità non è mai un sistema, e la teologia continua a regnare. L'o(,servazione senza la critica è impotente; esita in presenza dei grandi problemi dell'universo, s'ar.retra senza negare, nega. senza .rendersi conto della sua negazione. Essa non si fortifica se non quando la critica fa valere i suoi diritti, relega lo spirito umano nel fatto, gli chiude tutte le uscite per cui volesse sottrarsi all'impero del fenomeno, nè gli permette di cevoare fuori del mondo il mezzo per compiere -il sistema della società, e di dominare d'un tratto tutti i fenomeni. · CAPITOLO Il. LA RIVELAZIONE SOPRANNATURALE. Ogni vizio della r,eligione deriva da un primo vizio: la fede in Dio che governa ,il mondo. La religione vuol ' essere un sistema unico, e ,tutto spiegare storicamente. Sa perchè il mondo fu creato, perchè il sole c'illumina, conosoe il genio che lo muove, sa tutto in un modo certo e ipositivo, e la sua scienza mette ca'POagli Dei. Ne consegue che le forze non sono più forze, ma effetti di una volontà o di un pensiero superiore alla natura. Gli alberi, gli animali, tutte le creature si presentano all'uomo quali segni del linguaggio personale degli Dei: si di-manda al ci-elo il senso occulto delle oose, si suppone uno scopo, un'intenzione divina in ogni essere. La _disposizione degli astri, la configurazione dei fiori, degli animali, il col'80 delle stagioni, tutto è interpretato sotto l'aspetto degli istinti, dei c1':prioci, dei piac~ri attribuiti ai genii che reggono il mondo: a pooo ~ poco l'idolatra, col moltiplicare le ipotesi e le

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