Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

40 GIUSEPPE FERRARI d'essere ciò che era, subirebbe ancora l'alterazione del moto. D'altronde, il moto identificato colle forze si separerebbe dai ,corpi quando le forze se ne separano: si vedrebbe la corsa staocarsi dal cavallo; si potreboo dire colla scuola di Megara: havvi il cavallo, havvi la corsa, non havyi il cavallo che corre. Infine, nell'ipotesi che ~epara le forze dalle cose, per rimanere coerenti dobhiamo separare altresì tutte le proprietà da tutte le sostanze: se si divide materialmente il peso dal fer- · 1·0, si deve sta,ccare materialmenw il verde dall'albero, e la stran.ezza del divagare non ha più limite alcuno. AmmeLt.iar~!L.c.he....le.J-0-rz._.esiano inerw1ti alla materia :ciò7'50sto, le forze non passano più da un oggetto aITaltro, non sono più trasmesse; nell'urLo, il motore non fa che risvegliare le forze latenti del mobile; il mobile non è passivo, si move per una sua propria energia, per una reazione eguale all'azione del motore. E tale è la teoria dei fisici che fondano la meccanica sul principio che la reazione eguaglia l'azione; ma quest-o principio scopre appunto la contraddizione che si vor- ·rebbe dissimulare. Voi dite che la reazione eguaglia l'azione; _voi dite che il mobile si muove traendo il suo moto dall'energia occulta che esso ipossiede, e che reagisce; ciò prova dunque che voi sentite la necéssità logica di rispettare l'individualità, del mobile, di fare che non sia invasa, di mantenere ,Ladistinzione che la separa da ogni altro oggetto. Spinto dalla logica, isolate talmente il mobile, che gli supponete tutte le forze che gli hanno dato e gli daranno il moto. Non è dunque evidente che il fatto della -reazione dist-rugge la vostra t.eorica dell'azione? Non volete cht>l.e forze del motore si trasportino nel mobile; volete che stiano nel motore. In qual modo il motore risveglierà dunque la-reazione là dove non è, nel mobile? Che le sue forze vi si trasportino lasciandolo o non lasciandolo, non cessa egli di eser,citare un'azione esteriore al suo essere, al1'i:ntetno di un altro oggetto; non cessa di essere là dove

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