Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

• GlUSEPPE FERRAR! In oggi ila ~nalità deve essere misurata dall'inf.e. resse e dal senlimento dell'umanità; questa parola d'umanità, che qui scriviamo, dettata dalla scienza ci è imposta prima che conoetta dal sentimento pubblico, dal linguaggio di tutti. Si vuol umanità nella legge, umanità nel giudice, umanità nella prigione. Perchè? Perchè ci sentiamo solidari del delinquent-e, ci sembra di esser complici del suo delitto; egli nacque col diritto al lavoro, all'istruzione: gli abbiamo noi assicurato il lavoro, l'istruzione? sa scrivere? sa leggere? chi lo ha abbandonato sui trivj ? chi lo ha lasciato nell'ozio imprevidente della miseria? chi lo ha esposto al delitto? chi gli ha dato l'esempio di piaceri, di delizie insolenti che •potevano godersi senza lavoro, senza titolo, senza giustizia? Si, siamo complici d'ogni delitto che si commette: quindi la pena reclamando espiazione, si ferma tremante; par:la di ,prigioni penitenziarie, di case di lavoro; vuole istruire, emendare i giovani detenuti. Tentativi inutili, scempi palliativi a un male profondo, radicato nel riparto ,attuale della proprietà, ma nel tempo stesso testimonianze irrecusabi,li della giustizia de' sentimenti i quali reclamano la revisione del patto socia.le che distribui le fortune. , CAPITOLO XVIII. LA GUERRA. La guerra è giusta od ingiusta: se è giusta riduce.si al caso della legittima difosa; lo Stato che si difende non perde alcuno de' suoi diritti sul campo di battaglia; sconfitto, n~n deve alcuna obbedienza; gli si deve riparazione; vincitore, può impadronirsi delle armi, dei beni, della persona del nemico, e spingere la vittoria fin dove lo esige la necessità di rendere nullo ogni ulteriore assalto. Quanto alla guerra ingiusta, ea!a è un

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