Giuseppe Ferrari - Filosofia della rivoluzione

4M GIUSEPPE FERRARI feudale e teocratico? No, non si transisce mai logicamente dal passato all'avvenire, dal male al bene; il progresso è moto, è alterazione, è diventare, è essere e non essere ad un tempo; condurrà alla pace colla guerra, all'eguaglianza colla dominazione: contraddittorio come ogni cosa dovrà essere il transito dal governo dei ricchi al governo cti tutti. Se non dovesse esser contraddittorio, non dovrebbe apparire, dovremmo disperare dell'umanità. E la contraò.dizione sarà vinta e prodotta ad un tempo dal fatto; il progresso sarà positivo; la necessità di resistere agli uni, di favorire gli altri, di far regnare un'idea, di morire se non regna, formeranno a poco a poco quel governo de' miglior.i che sarebbe un sogno metafisico se noi volessimo tracciarne le regole a priori, dovendo esso uscire dai sentimenti e dalla vita che si rivela, ma che non è rivelata. CAPITOLO XVII. IL DELITTO. Col delitto si viola il patto sociale, colla pena si difende: il delitto e la pena sono eguaJmente determinati dalla doppia rivelazione dell'interesse e del dovere. Che è il delitto? In ,primo luogo è un assalto, una guerra, un danno; sconcerta la società, se non viene represso, ne sovverte l'ordine, annienta tutti i valori della legge. In seguil,o esso è una violazione dell'ispirazione morale; non si limita a danneggiare, provoca una vera indignazione giuridica, fa scanda-lo, tollerarlo sarebbe un tollerare l'ingiuria e venire a ,patti col male. Ogni deliLto è adunque in pari tempo un danno e un insulto. La pena alla volta sua offre il doppio elemento dell'interesse e del dovere. Primaimente è una difesa, un'opera politica; coUa quale si dà un esempio, e si minaocia un

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